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Ferrovie regionali, svolta nella sicurezza: vigilanza all’Ansaf

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Ferrovie regionali, svolta nella sicurezza: vigilanza all’Ansaf

(Ansa)
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Svolta nella messa in sicurezza delle ferrovie “ex concesse”, protagoniste del drammatico incidente in Puglia dello scorso 12 luglio. Il ministero delle Infrastrutture ha appena pubblicato il decreto, datato 5 agosto 2016, che fa transitare 41 linee regionali nello spazio ferroviario europeo e, quindi, sotto l’ombrello dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, compresa la Bari-Barletta di Ferrotramviaria spa. Potrebbe sembrare una novità solo di forma, ma non è così.

Nella sostanza, le nuove competenze dell’Ansf si traducono nell’allineamento degli standard di sicurezza di 1.918 chilometri di rete delle “ex concesse” ai livelli dei binari gestiti da Rfi. Un salto in avanti che significa investimenti: il Mit ha già accantonato 300 milioni dal fondo Fsc, da integrare nei prossimi mesi per colmare un fabbisogno stimabile in circa 600 milioni, per completare una prima messa in sicurezza. In questa partita, poi, potrebbe essere coinvolta Rfi, che sembra destinata a incamerare la gestione di almeno una parte di questi binari.

Per capire cosa è accaduto bisogna partire dalla mappa delle ferrovie. Al momento, ci sono due blocchi. Da un lato c’è la parte più avanzata, la rete Rfi, che si compone di 16.700 chilometri, e dall’altro c’è la rete delle “ex concesse”, che ne misura altri 3.700: sono tratte locali di competenza di Regioni e Province autonome che scontano un deficit di investimenti, anche per problemi sulla vigilanza. Su di loro, infatti, non ha competenza l’Agenzia nazionale che, invece, è la sentinella del resto della rete.

Il Mit, allora, ha appena spostato una quota di questi binari sotto l’Ansf: sono 2mila chilometri circa di reti regionali interconnesse alla rete nazionale che, nella pratica, rappresentano il pezzo più prezioso delle “ex concesse”, perché sono la parte a più elevato traffico di passeggeri (circa 15 milioni all’anno). Per il resto, ci sono le reti regionali isolate dalla rete nazionale e quelle che, per la dimensione dei binari diversa dallo standard, non possono essere integrate nel sistema unico. La manovra riguarda 41 tratte sulle quali lavorano 12 gestori in 10 diverse regioni: Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania e Puglia. Negli elenchi compare anche la Bari-Barletta, protagonista dell’incidente di metà luglio.

L’Agenzia già lavora all’attuazione delle novità. Come spiega il suo direttore Amedeo Gargiulo: «Abbiamo già quasi pronto un provvedimento che, la prossima settimana, darà ai gestori delle infrastrutture una linea di indirizzo molto chiara. Dovranno, cioè, adeguarsi il più velocemente possibile agli standard tecnici europei che riguardano i sistemi di segnalamento e di sicurezza». In concreto, l’Ansf farà la lista della spesa degli interventi necessari. In alcuni casi serviranno pochi mesi per mettersi in pari, in altri saranno necessari anni. Nel frattempo, dice ancora Gargiulo, «con un altro provvedimento andremo a definire quali sono gli interventi di mitigazione del rischio da prendere subito».

In attesa delle tecnologie più complesse, cioè, si procederà con interventi di pronto uso come la riduzione dei limiti di velocità, la duplicazione delle persone presenti in momenti delicati, la messa in sicurezza dei passaggi a livello. «Le società - spiega Gargiulo - dovranno adeguarsi e noi monitoreremo i loro avanzamenti. La nostra vigilanza riguarderà principalmente la loro organizzazione e il modo in cui gestiscono la sicurezza». Il processo sarà lungo e costoso. Per la messa in sicurezza servirebbero almeno 600 milioni di euro. Il ministero delle Infrastrutture, per ora, ha accantonato 300 milioni di fondi Fsc.

Un ruolo importante, in prospettiva, potrebbe essere affidato a Rete ferroviaria italiana. Il ministro Graziano Delrio guarda, infatti, con molto favore al coinvolgimento di Rfi nella gestione di queste tratte: nei prossimi mesi ci si muoverà in questa direzione. La partita, però, andrà negoziata caso per caso con le singole Regioni e con i privati coinvolti. Con Umbria, Emilia Romagna e Lazio ci sono già contatti molto avanzati.

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