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Fendi investe su Roma con il mega restyling del Colosseo quadrato

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Fendi investe su Roma con il mega restyling del Colosseo quadrato

Un Expo, quello di Milano del 2015, che, almeno in parte, sembra destinato a vivere oltre la data ufficiale di chiusura, il 31 ottobre: è di ieri la notizia che l’Albero della vita di Michele De Lucchi, scultura simbolo dell’evento, resterà al suo posto. Un altro Expo, quello di Roma del 1942, la cui prima vita fu stroncata ancor prima di iniziare, ma che ora, almeno in parte, rinasce grazie al progetto di Fendi per Palazzo della Civiltà italiana: l’edificio dell’Eur avrebbe dovuto essere il fulcro dell’esposizione universale che non vide mai la luce, complice la Seconda guerra mondiale. Il Palazzo, conosciuto anche come Colosseo quadrato, fu inaugurato nel 1940 ma non fu mai, di fatto, utilizzato. Da oggi i suoi sei piani, per un totale di circa 16mila metri quadrati, sono la sede di Fendi: uffici stile, amministrativi, commerciali, magazzini e atelier di pellicceria. Un restauro record, iniziato nell’ottobre 2013 in contatto costante con la Sovrintendenza ai Beni culturali e terminato poche settimane fa. «Se dovessimo costruire oggi un palazzo così, spenderemmo circa mezzo miliardo di euro - spiega Pietro Beccari, ceo e presidente della maison del gruppo Lvmh -. Oltre al piacere di lavorare in uno dei simboli dell’architettura italiana del secolo scorso, abbiamo quello di aprire il Palazzo alla città: cominciamo con la mostra “Una nuova Roma. L’Eur e il Palazzo della Civiltà italiana”, che resterà aperta fino al 7 marzo, e proseguiremo con eventi culturali, idealmente incentrati sulla storia di Roma e dell’Italia e, perché no, delle sue tradizioni artigianali».

Nel luglio 2013 Fendi ha siglato un contratto di affitto con Eur spa di 15 anni. Lvmh non ha mai dato cifre ufficiali, ma all’epoca si era parlato di 250mila euro al mese. Un investimento a cui si aggiungono «alcune decine di milioni» (Beccari dixit) spesi per il restauro del Palazzo della Civiltà (per molti versi perfettamente conservato nonostante l’incuria di cui è stato vittima, ma dove mancavano persino gli attacchi per l’elettricità) e per il rifacimento del negozio di Palazzo Fendi, in largo Goldoni, a due passi da piazza di Spagna. «Sono cifre importanti, che confermano l’impegno di Lvmh e del suo presidente Bernard Arnault nel rafforzare i legami di Fendi con Roma, la città dove il marchio nacque nel 1925 - sottolinea Beccari -. Nel 2014 il gruppo, che in Italia dà lavoro a circa 7mila persone, ha destinato oltre 100 milioni alle attività produttive e commerciali che ha nel nostro Paese e il 2015 è stato un altro anno di investimenti importanti». Con lo spostamento al Colosseo quadrato, per quanto dispendioso, Fendi ha razionalizzato la sua presenza a Roma: gli atelier di pellicceria si trovavano sulla via Flaminia e Palazzo Fendi ora verrà in un certo senso messo a reddito grazie all’accordo con la catena di ristoranti Zuma, che da febbraio ne occuperà due piani. «Dopo Londra, i proprietari di Zuma hanno scelto Roma e l’Italia - aggiunge Beccari -. In dicembre riaprirà inoltre il negozio di largo Goldoni, su due piani, e concluderemo così un anno speciale: il 3 novembre infatti restituiremo alla città anche la Fontana di Trevi, che due anni fa avevamo iniziato a restaurare». Un ulteriore impegno, culturale ed economico: l’opera di restauro è costata oltre 2 milioni e si aggiunge a quelle per altre quattro fontane romane che rivivranno grazie a Fendi.

Il gruppo Lvmh, che nei primi nove mesi del 2015 è arrivato a 25,3 miliardi di euro di ricavi (+6% rispetto allo stesso periodo del 2014), non segmenta i fatturati dei singoli brand, ma a margine della trimestrale, il 12 ottobre, ha sottolineato che «Fendi ha generato una forte crescita in tutte le categorie di prodotto». Luca Solca, analista di Exane Bnp-Paribas, stima che nel 2014 la maison, per il secondo anno consecutivo, sia cresciuta del 15% e che oggi sfiori il miliardo di euro di ricavi, con un ebit di 150-200 milioni. Beccari non conferma né smentisce, ma aggiunge: «Abbiamo un portafoglio mercati molto equilibrato e le vendite aumentano ovunque. Tra le linee, siamo entusiasti dell’uomo, che in tre anni ha triplicato i ricavi e per il 2015 scommettiamo sicuramente anche sugli Stati Uniti: abbiamo appena aperto un negozio a Miami, nel Design District, e quello di New York, inaugurato in febbraio, sta andando benissimo».

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