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congiuntura

L’Europa traina l’export del tessile-moda, frenano gli Stati Uniti (-6,2%)

Costretta a viaggiare sull’ottovolante dei mercati, l’industria italiana del tessile-moda va in cerca di una strategia per contenere i danni e continuare a crescere, seppure a piccoli passi. Consapevole che i cambiamenti - sia sul fronte degli sbocchi-Paese che su quello dei comportamenti d’acquisto dei consumatori - sono ormai repentini e frequenti. Basta guardare il confronto tra il 2016 e il 2015 elaborato da Sistema moda Italia (Smi) per Pitti Immagine, che ieri a Milano ha presentato la 91esima edizione del salone fiorentino Pitti Uomo (dal 10 al 13 gennaio 2017 alla Fortezza da Basso).

Nei primi sette mesi dell’anno l’export di tessile-moda diretto in Europa ha accelerato la marcia (+2,2% nella Ue-28 a 9,7 miliardi di euro), arrivando a sfiorare il peso del 56%: il traino è arrivato da Germania (+2,7%), Francia (+2,2%), Regno Unito (+3%) e Spagna (+4,4%), cioè dai principali sbocchi europei del settore.

Ma il semaforo rosso si è acceso sui mercati extraeuropei (-1,6% l’export gennaio-luglio, a 7,7 miliardi di euro) e in particolare negli Stati Uniti (-6,2%): una decisa inversione di rotta rispetto al 2015, quando il mercato statunitense – terzo in assoluto per importanza e primo extraUe per il tessile-moda - aveva messo a segno una crescita a doppia cifra. In flessione nei primi sette mesi anche Hong Kong (-2,1%) e Cina (-1,4%), mentre la Russia sta rallentando la caduta (-1,4%) e, segnala Smi, lentamente recupera terreno. Nel complesso le vendite all’estero gennaio-luglio del sistema moda made in Italy chiudono a +0,5% (era +2% nel primo semestre), a causa del rallentamento registrato nel mese di luglio. Il tessile (+1%) per una volta è andato meglio dell’abbigliamento (+0,2%).

Lo scenario resta seminato d’incertezze, tanto che nei primi nove mesi 2016 Smi segnala un «andamento in chiaroscuro» frutto dell’indagine a campione condotta su un centinaio di imprese. «Ci sono sempre più differenze tra le aziende che vanno bene e quelle che vanno male», ha sottolineato ieri Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine. Differenze che sono sintomo di «significative tensioni concorrenziali e di una domanda altalenante e debole».

Lo dimostra il fatto che al rallentamento innescato da aprile è seguita una nuova accelerazione dell’export in agosto: la prospettiva, a questo punto, è di archiviare l’anno con un fatturato del settore «moderatamente positivo».

A generare timori sono soprattutto le incognite legate alla politica commerciale della nuova presidenza americana, insieme con gli effetti della Brexit che «cominciano a farsi sentire», ha affermato Marzotto aggiungendo che anche le modalità di consumo stanno cambiando, con il deciso impulso degli acquisti online, e che questo ha un forte impatto sul retail, ora chiamato a comunicare con il web.

Il cambiamento si riflette anche sui buyer attesi al Pitti Uomo, che si consolida come il più importante appuntamento internazionale della moda uomo e che, nell’edizione invernale di gennaio, toccherà il record di collezioni presentate (1.220 marchi per il 44% esteri) e di eventi e progetti speciali, da Paul Smith a Tommy Hilfiger, da Z Zegna a Ciro Paone di Kiton, da Roy Roger’s a Golden Goose fino alla mostra delle foto dell’Archivio Locchi che a Palazzo Pitti racconterà la storia della moda a Firenze dagli anni ’30 ai ’70 del Novecento.

L’obiettivo di questa edizione, ha spiegato Raffaello Napoleone amministratore delegato di Pitti Immagine, è attrarre 24.500-25.000 compratori internazionali. L’appeal di Pitti Uomo resta alto: «Abbiamo ricevuto 600 domande di partecipazione - ha aggiunto l’ad - e di queste ne abbiamo accolte 200 tra ritorni e nuovi ingressi. Sarà un’edizione della fiera assolutamente positiva». Un’edizione che consacra la trasformazione: «Pitti Uomo è una formula che ha superato la tradizionale alternativa tra fiera commerciale e fashion week – ha spiegato il direttore comunicazione Lapo Cianchi – per unire aspetti commerciali, glamour e eventi sorprendenti». Nel nome del business.

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