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Ferragamo amplia il piano per la sostenibilità

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Ferragamo amplia il piano per la sostenibilità

(Reuters)
(Reuters)

«Nella sostenibilità crediamo moltissimo, è diventata la nostra sfida quotidiana, anche se non si può fare la “guerra” da soli: mi piacerebbe che la sostenibilità fosse un obbligo per tutti, altrimenti rischiamo di trovarci a competere con chi non ha regole e fa come vuole». Ferruccio Ferragamo, presidente del gruppo fiorentino, è appena tornato dalle vacanze pasquali a Marrakech e si prepara all’assemblea del 20 aprile che sarà chiamata ad approvare il bilancio 2017 (chiuso con ricavi consolidati a 1,393 miliardi di euro, in calo del 3,1%; margine operativo lordo di 248,5 milioni, in flessione del 23,3%; e utile netto di 118,6 milioni, -41,3%), cui sarà allegato il bilancio di sostenibilità, da quest’anno obbligatorio per le società quotate che abbiano almeno 500 dipendenti e alcuni requisiti dimensionali.

In realtà Ferragamo è già allenato a rendicontare le azioni avviate in campo ambientale, sociale, gestione del personale, rispetto diritti umani, lotta alla corruzione, perché ha redatto un bilancio di sostenibilità dell’intero gruppo anche l’anno scorso (la Salvatore Ferragamo lo ha fatto fin dal 2014), ha adottato una policy aziendale di sostenibilità, ha firmato il Manifesto per l’economia circolare promosso da Enel e Intesa Sanpaolo, fa parte del Tavolo sulla sostenibilità della Camera nazionale della moda. «La sostenibilità guida i nostri investimenti sia nelle sedi aziendali che nei prodotti – spiega Ferragamo – al punto che ogni volta che prendiamo una decisione ci chiediamo: è sostenibile? Già oggi il prodotto sostenibile viene riconosciuto dal mercato e, a parità di prezzo, scelto. Presto si arriverà a pagare di più per un prodotto sostenibile».

Nei mesi scorsi il gruppo del lusso ha varato un piano di sostenibilità che fissa gli obiettivi a tre anni sulle emissioni di gas serra e sul sistema di gestione energetica per la sede dell’Osmannoro; e l’ampliamento del campione di subfornitori sottoposto a controlli attraverso audit etico-sociali-ambientali. È uno degli aspetti più delicati per i gruppi della moda che affidano parte della produzione all’esterno: dal 2014 al 2017 Ferragamo ha controllato 150 aziende subfornitrici e ha fatto più di 70 follow up su aspetti etico, sociali o ambientali che non risultavano chiari. Ora l’obiettivo è «proseguire questa attività di monitoraggio per garantire una gestione responsabile della catena di fornitura nel rispetto delle normative vigenti».

Normative che però non sembrano bastare: per questo è stato messo a punto un Codice di condotta fornitori, una novità che sarà operativa da quest’anno e che «racchiude i principi di comportamento della Salvatore Ferragamo e stimola il loro rispetto da parte degli operatori della catena di fornitura». Il terreno che sarà vigilato è quello dell’etica, rispetto dei diritti umani, rispetto degli ecosistemi e responsabilità di prodotto.

«Quello che ora dobbiamo fare – sottolinea Ferruccio Ferragamo – è migliorare la comunicazione dei nostri progetti sostenibili, come la capsule collection di abbigliamento donna realizzata l’anno scorso con un tessuto fatto con gli scarti delle arance». Da tessere poi restano anche i fili per arrivare alla scelta del nuovo amministratore delegato del gruppo, dopo la partenza di Eraldo Poletto e le deleghe affidate al presidente. Ferruccio Ferragamo non sembra preoccupato: «Prima riorganizzeremo le direzioni generali e decentralizzeremo le funzioni – afferma – poi sceglieremo l’amministratore delegato, interno al gruppo o in arrivo da fuori». I tempi? «Non so se avverrà prima dell’estate, non ci siamo posti scadenze: l’unica scadenza è scegliere bene. Io sono ottimista».

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