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analisi

Rispetto dell’altro, cura di sé, tempo per pensare: l’Umanesimo contemporaneo di Brunello Cucinelli

Brunello Cucinelli è un affabulatore. Poco cambia se ha davanti una persona, decine o centinaia, come è successo a Solomeo per la presentazione del progetto di rinascita dei luoghi ai piedi del centro storico del borgo nato alla fine del dodicesimo secolo. Da un palco ha qualcosa dello showman, nel senso migliore del termine: affascina e trascina non solo per quello che dice ma per come lo dice e per come si rivolge agli interlocutori o alla platea.

Affabulatore, showman, ma non attore: festeggiando i suoi 65 anni, compiuti domenica 2 settembre, e i 40 della sua azienda e del suo marchio, Cucinelli ha voluto sottolineare ancora una volta quale sia la visione che lo ha animato fin dal 1978. Visione, filosofia ma non utopia: perché quello che aveva iniziato a sognare 40 anni fa si è realizzato: un modo diverso di fare impresa, di presentare e promuovere l'eccellenza italiana e i prodotti di lusso. Un modo diverso, soprattutto, di costruire l'ambiente di lavoro e creare una comunità di persone. Si potrebbe citare Adriano Olivetti, che senz'altro Cucinelli ammira, ma l'imprenditore umbro è andato qualche passo oltre.

Il contesto è diverso rispetto a quello in cui lavorava e sognava Olivetti: Cucinelli ha assistito alla globalizzazione, ai cambiamenti dell'industria italiana, alla trasformazione della sua terra e, naturalmente, alla rivoluzione digitale. Dopo aver restaurato l'antico borgo di Solomeo, dopo averlo arricchito con un teatro, dopo aver ampliato la sua azienda e dato a chi vi lavora spazi luminosi e vivibili, Cucinelli si è posto nuovi obiettivi: restituire alla natura i cento ettari che circondano il borgo.

Poi c'è l'impegno per Norcia e la sua chiesa, quasi distrutta dal terremoto del 2017. La parola che più ricorre nella presentazione fatta ieri nell'ora del tramonto davanti a 500 persone arrivate da tutto il mondo è umanesimo. Cucinelli ha raccontato con candore di non essere stato uno studente brillante, di aver conseguito il diploma di geometra quasi per miracolo e di essersi iscritto all'università senza dare esami. Allo studio, ai libri, alla filosofia, si è avvicinato dopo, quando ha iniziato a lavorare. E ha recuperato il tempo perduto. Anzi, ora è anni luce avanti rispetto a chi magari una laurea ce l'ha, ma non va oltre nozionismo e tecnica, trascurando il lato umanistico, appunto, delle attività economiche.

Nella biografia appena uscita per Feltrinelli sono quasi più numerose le citazioni di pensatori e filosofi rispetto ai racconti della sua vita. Sbaglierebbe chi pensasse a un eccesso di citazioni: Cucinelli sa che “tutto è già stato detto” e che sicuramente, negli oltre 4mila anni di storia del pensiero occidentale, c'è qualcuno che ha pensato e scritto cose eccelse, interpretando il bisogno dell'uomo di capire, capirsi, trovare un posto nel mondo o addirittura un senso della vita. Alle parole di filosofi greci e romani Cucinelli aggiunge quelle di pensatori più vicini a noi, da Kant a Montaigne, arrivando fino a Benedetto Croce. Poi c'è la sua esperienza, il suo modo di vivere e fare impresa. «Arrivato a 65 anni penso di non avere rimpianti. Errori ne ho fatti, ma in buona fede e ho sempre cercato di farne tesoro. Ho messo passione ed energie nel progetto di Solomeo ma non voglio insegnare alcunché ad altri. Lascio a chi vive e lavora qui e a chi visita questi luoghi decidere se il mio progetto di umanesimo contemporaneo si è realizzato».

Un rimpianto, aggiunge poi Cucinelli, esiste: «Sono un uomo di grandi passioni e, da italiano, ogni tanto mi lascio andare a qualche eccesso. Se potessi tornare indietro, cercherei di provare meno ira. Perché è tempo sprecato, è un modo per avvelenare il proprio spirito e quello della persona alla quale è rivolta l'ira. Mentre lo spirito, come il corpo, va nutrito ogni giorno».

Alcune regole della Cucinelli sono note: stipendi più alti della media per le figure tecniche, redistribuzione degli utili alla fine dell'anno, sostegno a iniziative di beneficenza e a progetti sociali per il territorio. Quello che forse non si percepisce se non si visita almeno una volta Solomeo è l'armonia tra centro e periferia, tra luoghi dove si abita e luoghi dove si lavora. E soprattutto è solo entrando negli uffici, nei laboratori, negli open space e nei magazzini della sede dell'azienda che si respira entusiasmo, impegno, serenità e piacere del proprio lavoro.

L'esempio, come è giusto che sia, lo dà proprio Cucinelli, che lavora tantissimo e lascia sempre la porta del suo luminoso e ordinatissimo ufficio aperta. Ma ognuno deve prendersi la responsabilità di “comportarsi bene” e di rispettare la dignità dell'altro. «Tollero l'errore, a volte persino la sbadataggine. Perché ci si può sempre correggere e in realtà sbagliare è importante. Quello che non tollero - conclude Cucinelli - è che qualcuno, sotto questo tetto, manchi di rispetto o magari insulti un collega. Non ammetto che si colpisca la dignità di una persona, che si approfitti di una fragilità o che si instaurino rapporti di forza. Primo, non si fa e basta. Secondo, la creatività, a tutti i livelli, soffre l'umiliazione. Lo spirito viene colpito da parole dure e toni fuoriluogo. Se c'è una ragione per un “licenziamento per giusta causa” all'interno dell'azienda è appunto la scorrettezza, l'umiliazione dell'altro».

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