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Questo articolo è stato pubblicato il 05 settembre 2015 alle ore 08:11.

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CERNOBBIO

L’ombra lunga della Cina, che cresce meno del passato, nella transizione verso un’economia basata non più sull’export ma principalmente sui consumi interni. I suoi effetti sulla domanda mondiale, che cresce meno delle attese, tra speculazione, problemi economici e geopolitici. Una navigazione accidentata e una sfida continua per chi deve fare impresa. Ma non impossibile, dove a fare la differenza è l’innovazione e la qualità dei prodotti. Unita a scelte appropriate di politica economica, dalla riduzione delle tasse alla minore burocrazia e tempi certi della giustizia. Richieste che saranno rivolte al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che quest’anno arriverà per la prima volta ed è atteso oggi.

Preoccupazione e pragmatismo si alternano tra gli imprenditori e i banchieri presenti al seminario organizzato a Cernobbio da The European House Ambrosetti di fronte agli scenari macroeconomici. Un po’ se l’aspettavano: «A guardare la Borsa cinese, era possibile dedurre che ci fosse una bolla e che sarebbe arrivato un aggiustamento dopo la crescita così forte degli ultimi anni», dice Sandro De Poli, presidente esecutivo di Ge Italia e Israele (7 miliardi di fatturato nel nostro paese). «Il rallentamento dell’economia mondiale non deve sorprendere: la Cina non poteva continuare ai ritmi del passato e inevitabilmente gli effetti si allungheranno sui paesi produttori di materie prime, incrociandosi con il calo del prezzo del petrolio. Si tratta di resistere qualche anno, quando arriverà una nuova fase di distruzione creativa che ci sarà nell’energia a livello globale, con il passaggio all’elettricità, e la crescita globale ripartirà a ritmi più sostenuti», commenta Riccardo Illy, presidente dell’omonimo gruppo, che fattura complessivamente oltre 400 milioni di euro. «La Cina è attrezzata per fare il cambio di passo necessario. Assisteremo ancora a turbolenze finanziarie, ci sono incertezze nelle mosse del Dragone perché è la prima volta che i cinesi si trovano ad affrontare problematiche legate a crescita e speculazione. Da parte delle imprese bisogna puntare su investimenti e innovazione», afferma Walter Ruffinoni, amministratore delegato di Ntt Data, 250 milioni di euro di fatturato, braccio italiano nel campo dell’Ict della giapponese Ntt, leader nel campo delle telecomunicazioni. In Italia, continua, hanno ripreso a crescere e ad investire.

Più perplesso sulla capacità dei cinesi di affrontare tempestivamente la situazione è Gianluca Garbi, amministratore delegato di Banca Sistema. «Gli investitori vogliono certezze. E invece arrivano segnali non chiari, che non hanno dato la soluzione. Gli squilibri cinesi sono di difficile riconciliazione a breve termine. E la Cina impatta molto sugli altri mercati emergenti, dalla Russia al Sudamerica all’Africa. Inoltre per l’Europa è un problema maggiore rispetto agli Usa, che hanno una quota bassa di esportazione verso quell’area».

Una sfida che gli imprenditori italiani, stando alle risposte con il televoto al sondaggio di ieri mattina, dimostrano di combattere con successo: il 19,4% ha dichiarato che la propria impresa sta andando molto meglio dei concorrenti, il 50,4 ha risposto meglio e il 20,9 in linea. Risposte più positive rispetto all’anno scorso. Lo riconosce anche Flavio Valeri, ad di Deutsche Bank Italia: «come banca finanziamo soprattutto imprese che esportano. E nei settori delle quattro A, alimentare, abbigliamento, automotive e arredamento, le esportazioni stanno andando molto bene e per la prima volta da molto tempo si stanno registrando picchi di produzione per stare dietro alla domanda estera. La forza del prodotto è tale per cui l’Italia sta conquistando maggiori quote di mercato».

Qualcosa è cambiato anche a livello di percezione del paese. All’Italia, condividono tutti, viene riconosciuto lo sforzo di aver imboccato la strada delle riforme e della modernizzazione. «Un impegno su cui il governo dovrà andare avanti completando le riforme, dal fisco alla burocrazia ai tempi della giustizia», è il commento di De Poli. Oggi Renzi, che l’anno scorso aveva snobbato il seminario Ambrosetti, presenterà i risultati dell’esecutivo e il programma per la prossima legge di stabilità. «C’è una percezione positiva del paese anche oltre l’effetto reale delle riforme. La giustizia è il tallone d’Achille, dice Garbi. Insieme al fisco, che va tagliato, cosa su cui concordano tutti. Ma secondo Illy per avviare un circuito virtuoso piuttosto che sulla casa bisognerebbe intervenire mettendo in sospensione d’imposta la metà dell’Ires fino a quando l’utile dell’impresa non sarà portato a dividendo.

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