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Per l'auto elettrica avanza il piano Reva

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PROGETTO INDIANO

Per l'auto elettrica avanza il piano Reva

  • –di Marco Masciaga

Le complesse trattative per la messa a punto di un piano per rilevare e riconvertire alla produzione di veicoli elettrici lo stabilimento Fiat di Termini Imerese sono proseguite lunedì con un incontro tra i rappresentanti del fondo di private equity Cape Natixis e la Reva Electric Cars di Bangalore.
Secondo Simone Cimino, numero uno di Cape, l'alleanza con il gruppo indiano specializzato nella produzione di miniutilitarie a motore elettrico sarebbe vicina.
Le due società punterebbero a finalizzare un memorandum d'intesa da presentare al ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, durante il tavolo su Termini in calendario per venerdì 29 gennaio.
Il vicepresidente della Reva Chetan Maini ha spiegato che per il momento quelle con gli italiani sono «semplici discussioni esplorative per studiare la possibilità di produrre auto in franchising», precisando che la casa indiana non sta discutendo l'acquisizione dello stabilimento.
Le trattative rientrano in una strategia della Reva, già presente commercialmente in 24 paesi, per allargare la propria base produttiva verso alcuni mercati chiave al di fuori del subcontinente.
Un impianto, ha spiegato ieri il presidente di Reva per l'Europa, Keith Johnston, sarà sicuramente nel Vecchio continente dove la casa indiana stima che entro l'anno 2020 le auto elettriche controlleranno una percentuale di mercato oscillante tra l'8% e il 10 per cento.
Idealmente le linee europee della Reva dovranno essere in grado di produrre circa 30mila vetture l'anno, quante ne usciranno dal nuovo stabilimento di Bangalore quando, nel giro di 3-4 anni, è previsto che l'impianto vada a regime.
«Fino a oggi abbiamo avuto incontri preliminari in diversi paesi europei», ha spiegato Johnston senza però voler specificare quante di queste trattative, oltre a quella su Termini, siano ancora in corso.
Il presidente di Reva Europa ha anche confermato che la soluzione ideale è considerata il franchising, ma alla domanda se in determinati casi fosse ipotizzabile l'acquisizione di una parte degli stabilimenti ha precisato che non è escluso il ricorso anche a «formule diverse».
Sui tempi dell'operazione italiana, Johnston ha preferito non azzardare previsioni, ma si è detto conscio della necessità di trovare una soluzione in tempi brevi.
Per il prossimo 3 febbraio i sindacati dei metalmeccanici Fiom, Fim, Uim e Fismic hanno deciso uno sciopero di quattro ore contro la chiusura dello stabilimento Fiat prevista per la fine del 2011 (ieri in tarda serata, dopo oltre cinque ore, 16 operai erano ancora sul tetto della fabbrica per protestare).
Rispetto alla questione del costo del lavoro Johnston ha spiegato che gli interessi primari di Reva sono «la riduzione del time to market e della carbon footprint», aggiungendo però che anche i costi di produzione sono «ovviamente molto importanti». Rispetto alla possibilità di siglare anche delle alleanze industriali in Europa, Johnston ha spiegato che per il momento la strategia di business della Reva consiste principalmente nello sviluppo e nella vendita delle proprie utilitarie. Ma ha aggiunto che l'accordo siglato recentemente con la General Motors per la produzione di una versione elettrica della Chevrolet Spark si riferisce solo al mercato indiano e che la società indiana è «aperta alla possibilità di elettrificare le piattaforme di altri produttori».

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