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Dossier Roma-Milano in auto elettrica? Partono i pionieri. Presto sarà…

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    Dossier | N. 51 articoliSpeciale Ces 2018, così la tecnologia cambia l'automobile

    Roma-Milano in auto elettrica? Partono i pionieri. Presto sarà per tutti

    In auto elettrica da Roma Milano? La promessa val bene una sfida. La promessa è quella dell'Enel, che ha piazzato le prime 30 colonnine di ricarica lungo il percorso, distanti al massimo 60 chilometri l'una dall'altra. Per dimostrare che il futuro è lì. Che la mobilità a elettroni può mettere ormai il naso (o meglio, le ruote) fuori città. Di più: che l'auto elettrica potrà presto, questione di mesi, essere la nostra unica e vera automobile.

    La sfida è quella del cronista che vuole verificare sul campo. Bando però alla lussuosissima ed elitaria berlina “premium” Tesla: è un salotto viaggiante, con un rifornimento può fare 300 chilometri fuori città, costa un occhio e pochi se la possono permettere. Per il nostro test usiamo un'auto per tutti, o quasi. E' la Nissan Leaf, che non costa poco (siamo oltre i 30mila euro) ma è più accessibile. E' l'equivalente di una berlina media di ottima qualità.

    Fuori città, nel terreno meno favorevole ai recuperi d'energia dei motori elettrici che tagliano drasticamente i consumi, promette di fare tra i 150 e i 180 chilometri con un pieno di elettroni. Il nuovo modello arriverà con il 2018. Giurano che raddoppierà l'autonomia, grazie ad una maggiore efficienza (più chilometri con la stessa energia) e un pacco-batteria che crescerà da 30 a 40 kilowattora. Per ora, nel nostro viaggio da pionieri, accontentiamoci del suo recente ma già attempato (miracoli dell'evoluzione fulminea) genitore. Tra qualche mese ne riparleremo.

    Una finestra sul futuro
    Pronti e via. Dritti alla meta. Raggiunta? Sì. Con piena soddisfazione? Il quesito merita due risposte. Dal punto di vista strettamente contabile il viaggio tra Roma e Milano con una classica auto diesel o benzina è già scarsamente plausibile, per i tempi e per i costi: con il treno ad alta velocità non c'è gioco. Con la nostra auto elettrica il risparmio di qualche euro di “carburante” (vedi tabella) si paga, almeno per ora, in termini di ore aggiuntive dovute alle ricariche. Ma proviamo a ragionare in un altro modo, guardando appunto alla rapida evoluzione dello scenario. Il Roma-Milano con l'auto elettrica è una finestra sul futuro. Un assaggio di quel che arriverà già nei prossimi mesi e che potrebbe davvero rivoluzionare l'intero mondo della mobilità personale. Un fine settimana al mare o in montagna con l'auto elettrica? Perché no. La tecnologia accelera. La rete di rifornimento e ancora le sue prime battute. Ma funziona, in embrione, già oggi. Vediamo come.

    I buoni consigli
    Partiamo di buona mattina (ore 7.08) dopo aver incassato qualche raccomandazione che si rivelerà centrata. La Leaf è un portento di silenzio, elasticità, facilità. Ma ci avvertono: si accontenta degli elettroni per chilometro promessi solo se si guida col piede leggero, altrimenti l'autonomia tracolla. Meglio mantenersi sui 110 all'ora al massimo, con il segnalatore istantaneo del consumo entro il terzo livello su dieci. Detto e fatto. Anzi, non fatto. La prima ricarica è programmata a Magliano Sabina. Sono appena 70 km da Roma e partiamo con le batterie praticamente piene. Inutile farsi troppi scrupoli con il pedale. Freniamo e acceleriamo con grande disinvoltura. In autostrada siamo a 130 fissi. “Tanto a Magliano Sabina arriviamo tranquillamente”. È così. Ma ecco i primi segnali di avvertimento. Davvero utili per il proseguimento del viaggio.

    I COSTI DEI RIFORNIMENTI A CONFRONTO
    *Costi della ricarica effettuate con la app sullo smartphone

    Qualche altolà
    Primo segnale: abbiamo consumato parecchio di più del dovuto, e soprattutto di quanto avevamo programmato. Secondo segnale: la colonnina di ricarica non è proprio davanti all'uscita dell'autostrada. Bisogna cercarla. La app dell'Enel sul nostro telefonino funziona molto bene, ma per raggiungere il punto di rifornimento ci vuole comunque qualche minuto, se va bene. Sarà così anche per le soste successive.

    Già, perché l'Enel nel progetto di “elettrificazione” delle principali arterie da lei coordinato e cofinanziato dall'Unione europea (si chiama Eva+ e prevede l'installazione in tre anni di almeno 200 stazioni di ricarica rapida, 180 da noi e 20 in Austria) ha cominciato a disseminare le sue colonnine di nuova generazione non lungo l'autostrada ma nei pressi dei caselli, così da servire con relativa comodità anche i territori circostanti. Scelta comprensibile, ma che per ora rende un po' più dura la vita dell'automobilista elettrico in autostrada, obbligandolo ad uscire dai caselli, raggiungere la colonnina, fare rifornimento e rientrare in autostrada. Ecco allora che ogni sosta dura, in teoria, una quarantina di minuti, considerando i 20 minuti teorici necessari ad una ricarica all'80% almeno. Che nella realtà diventano 60 minuti o poco meno, se consideriamo il terzo “segnale guida” che ci arriva dal nostro primo rifornimento poco oltre le porte della Capitale.

    Il debutto alla colonnina
    Arriviamo al casello di Magliano un minuto prima delle otto. Dopo 10 minuti raggiungiamo la colonnina di ricarica con il 40% di autonomia residua. Avviamo la ricarica sperimentando l'app installata sul telefonino per addebitare il costo sulla carta di credito (una delle due modalità previste, l'altra prevede una card- abbonamento con sensore di prossimità) e vediamo crescere l'autonomia di un punto percentuale ogni 20 secondi. Arriviamo all'80% in poco più di 10 minuti, poi la carica si fa molto più tenue. È voluto. Serve per salvaguardare le batterie evitando il surriscaldamento. Ci hanno raccomandato di proseguire comunque sino alla disconnessione ed eventualmente di riavviare la ricarica se non si supera il 90%, per garantirci l'autonomia necessaria. Lo facciamo. Per raggiungere con la carica lenta il 100% dobbiamo quasi mezz'ora. Ce la prendiamo comoda. Colazione bis guardando una Tesla in ricarica, assai più lesta, nelle colonnine vicine a lei dedicate. Stacchiamo la presa. Dopo un paio di minuti ci arriva una mail che porta la data giusta ma tempi di ricarica un po' dilatati rispetto a quelli da noi rilevati, e con orari sbagliati. Dalla carta di credito hanno prelevato 9,33 euro per un rabbocco al 60% della capacità. Pace, sarà per le nostre insistenze per forzare la ricarica al 100%.

    Prima cattivi, poi buoni
    Facciamo i cattivi. Continuiamo a non seguire le raccomandazioni. Vogliamo mettere in crisi il programma di viaggio per vedere cosa succede. Direzione Val di Chiana. Ma la nostra indisciplina puntualmente ci punisce. Arriviamo a Fabro e il computer di bordo ci dice che non abbiamo autonomia per arrivare alla colonnina programmata di Val di Chiana. Dietro-front per rimediare ricaricando ad Orvieto dove arriviamo alle 10.30 con il 14% di autonomia residua che corrisponde 25 km. Questa volta ricarichiamo con la carta-abbonamento. Alle 11 siamo arrivati al 95%. Stacchiamo la presa dalla colonnina e ripartiamo per Valdichiana, con l'intenzione di riallinearci al percorso (e alla disciplina) che avevamo programmato. Così è.

    Facciamo i bravi. La disciplina questa volta paga. L'autonomia effettiva è allineata alle raccomandazioni. Da questo momento il viaggio prosegue come voluto e come programmato. Rifornimento a Valdichiana. Poi sosta e rifornimento a Barberino del Mugello, il momento migliore: colonnina a due passi dal casello e proprio di fronte a un'ottima trattoria dove pranziamo guardando l'auto che fa il pieno di elettroni. Poi una piccola digressione. Siamo stati talmente bravi da risparmiare perfino qualche kilowatt rispetto al previsto. A Reggio Emilia, dove dovevamo fermarci, tiriamo dritto e arriviamo fino a Sant'Ilario d'Enza. Rifornimento. E prede della recuperata prudenza preferiamo aggiungere addirittura una sosta supplementare a Lodi per arrivare a Milano con le batterie cariche o quasi. A viale Famagosta siamo arrivati. L'orologio segna le 20 e 15.

    Tiriamo le fila
    Totale del viaggio: la bellezza di 13 ore e sette minuti. Contro le sei ore scarse di prudente viaggio di un'automobile che scoppietta. Possibile? I conti sono presto fatti. Abbiamo tenuto una media inferiore rispetto al viaggio la nostra solita auto diesel: tra i 90 e i 110 chilometri all'ora sul tachimetro, da Fabro in poi. Abbiamo aggiunto il dietro-front dovuto alla nostra indisciplina nel primo tratto: un'ora e mezza buttata. E poi le soste, sei invece di quattro. Insomma, ci siamo comportati decisamente male. Imprudenti all'inizio, fin troppo timorosi alla fine. E un po' perditempo nelle ricariche. Chiunque può far molto meglio. Con la Leaf cha abbiamo usato, pronta a passare il testimone alla nuova versione, il viaggio si può realmente fare in quattro soste, abbattendo di almeno 20 km all'ora i limiti imposti dal codice. Tempo totale realmente stimabile: 10 ore, oggi.

    Tra qualche mese con la nuova Leaf ad autonomia raddoppiata e velocità media un po' incrementata? Otto ore. E quando arriveranno, si spera presto, le colonnine di ricarica direttamente in autostrada? Sette ore, comodo pranzo compreso. Non di più, a pensarci bene, di quel che serve oggi per un viaggio con congruo sosta con la nostra automobile a scappamento. I costi? Per il “carburante” si risparmia non poco già oggi, anche se un po' meno di quanto promesso. Le nostre stime ponderate dicono che se ci fossimo comportati sufficientemente bene per il nostro viaggio elettrico da Roma Milano avremo speso in ricariche effettuate con la carta dedicata circa 40 euro, contro i 55 euro dell'auto diesel di ultima generazione con la quale siamo tornati a Roma e i 75 euro che sarebbero stati necessari con un'auto a benzina di media cilindrata.

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