Il Sole 24 Ore
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15 dicembre 2010

Il danno esistenziale non passa agli eredi

di Alessandro Galimberti


Il danno esistenziale per la morte di un congiunto può essere fatto valere iure proprio dai superstiti, ma non come diritto ereditario, tanto più se il decesso avviene a brevissima distanza dall'evento che l'ha provocato. A due anni dalla sentenza delle Sezioni unite (26972 dell'11 novembre 2008) che riordinava il perimetro dei danni esistenziali, la Cassazione torna sul tema del pregiudizio biologico e morale, per negarne l'esistenza in capo alla vittima di un sinistro stradale e, quindi, la trasmissibilità per via ereditaria.

Il ricorso trattato dall'ordinanza della Terza civile 25624/10, depositata martedì, riguardava il decesso di un automobilista uscito di strada in una curva per il fondo stradale reso sdrucciolevole dalla pioggia - quindi anche con propria responsabilità - e precipitato in una scarpata a causa della «inidoneità del guard rail di contenimento». Il tribunale di Asti in primo grado aveva stabilito un concorso di responsabilità al 50%, riconoscendo alla moglie e alla figlia del defunto un risarcimento complessivo di 225mila euro. In appello la liquidazione era stata ulteriormente ridotta, perché «essendo la morte sopraggiunta solo mezz'ora dopo il sinistro, senza che l'infortunato riprendesse conoscenza, nulla poteva essere attribuito alle danneggiate a titolo di risarcimento dei danni biologici e morali subiti dal defunto e richiesti a titolo ereditario».

A fronte dell'impugnazione delle eredi, che lamentano l'esclusione dei danni esistenziali per il fatto illecito dell'Anas (in sostanza, l'inadeguatezza del guard-rail), la Terza ha ribadito che il danno per morte deve essere sì «preso in considerazione quale peculiare voce o aspetto dei danni non patrimoniali subiti direttamente dai parenti» fra cui la perdita del congiunto, il dolore patito e quello di «riflesso» per la consapevolezza del male subito dal marito e padre, ma «trattasi appunto di danni che i congiunti possono far valere iure proprio quale parte dei danni da essi personalmente subiti» e non invece danni spettanti iure hereditario.

Con le quattro storiche sentenze 26972, 26973, 26974 e 26975 del 2008, le Sezioni unite avevano ridefinito il danno esistenziale, non come figura autonoma, ma parte dell'unica e unitaria categoria del danno non patrimoniale. In assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, i pregiudizi all'esistenza sono oggi riconosciuti come risarcibili purché conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona (nel caso in questione, delle due eredi), e comunque mai come un danno in re ipsa, e perciò automatico. Affermando il contrario si finirebbe per snaturare la natura stessa del risarcimento, che verrebbe concesso non in conseguenza dell'effettivo accertamento di un danno, ma quale pena privata per un comportamento lesivo.


15 dicembre 2010