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Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2011 alle ore 06:41.

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Un altro "taglio" ai pagamenti in contante. È una delle ipotesi sul tavolo del Governo che potrebbe entrare nel prossimo decreto sulla crescita. La proposta è circolata anche negli ultimi giorni nelle bozze del provvedimento e la soglia potrebbe essere portata anche a 500 euro.

La richiesta di un altro livellamento verso il basso è stata avanzata anche dalle associazioni di categoria nel «Progetto delle imprese per l'Italia»: il manifesto per lo sviluppo sottoscritto da Abi, Ania, Alleanza delle cooperative italiane, Confindustria, Rete imprese Italia alla fine del mese scorso. Nel capitolo dedicato alla lotta all'evasione, tra gli obiettivi da mettere subito in campo c'è proprio quello di fissare a 500 euro il limite per l'utilizzo del contante e contestualmente incentivare la diffusione della moneta elettronica. La tracciabilità potrebbe scendere ancora, dopo l'ultimo intervento della manovra di Ferragosto che l'ha portata a 2.500 euro. Un trend discendente iniziato lo scorso anno con il Dl 78/2010 che aveva portato a 5mila euro la "soglia sensibile" oltre la quale scatta la segnalazione antiriciclaggio.

Ma quello sulla tracciabilità non è il solo intervento arrivato (e ulteriormente rafforzabile) con le manovre estive (Dl 98/2011 e Dl 138/2011), L'agenzia delle Entrate potrà, infatti, accedere alle informazioni raccolte dagli intermediari finanziari e trasmesse all'archivio dei rapporti così da creare liste selettive di contribuenti da sottoporre a verifica e controllo. Così l'eccessiva movimentazione sul conto corrente di danaro potrebbe essere incrociata con le dichiarazioni dei redditi presentate dal contribuente per verificarne la coerenza. L'incrocio di anomalie finanziarie con dati fiscali e risultanze patrimoniali permette l'attivazione di controlli mirati su posizioni individuali da realizzare anche con strumenti di accertamento di massa come lo spesometro e il redditometro.

A questo si aggiunge il potenziamento e l'estensione delle indagini finanziarie, arrivato sempre con gli ultimi provvedimenti. Per questo i contribuenti saranno chiamati ad agire sul doppio versante prevenzione-difesa. E una serie di accortezze in questo senso potrà rivelarsi utile su entrambi i fronti. Questo implica, in primo luogo, che i meccanismi di gestione delle proprie attività economiche e finanziarie debbano essere modificati. In particolare per imprenditori o autonomi l'amministrazione finanziaria, avvalendosi della presunzione sui prelievi, è legittimata a riclassificare come ricavi non dichiarati, ponendoli a fondamento delle rettifiche e degli accertamenti, quando il contribuenti non ne ha tenuto conto nella propria contabilità e non è in grado di risalire al beneficiario del prelievo.

Evitare un uso promiscuo dei conti correnti diviene il passo principale per fronteggiare efficacemente le contestazioni: occorre modificare comportamenti e attitudini che rischiano, al di là di un'effettiva evasione, di rendere complicato al contribuente, se non addirittura impossibile, fornire una prova contraria alle ricostruzioni del fisco. Sarà perciò necessario gestire separatamente i conti personali rispetto ai conti d'impresa o professionali. Le somme che alimentano i conti personali dovranno inoltre essere sempre costituite o da trasferimenti tracciabili dal conto professionale o d'impresa o da passaggi sempre documentati o documentabili. Evitare di prelevare dai conti d'impresa o professionali per cassa costituisce un'ulteriore cautela che sarebbe opportuno adottare, in quanto il più delle volte sarà impossibile a posteriori dimostrare l'uso delle somme prelevate.

Va poi tenuto ulteriormente conto che l'amministrazione finanziaria – ed è stato confermato dalla più recente giurisprudenza di legittimità (si veda l'articolo in basso) – può estendere gli accertamenti anche a conti cointestati con soggetti terzi rispetto al contribuente verificato o a conti correnti intestati esclusivamente a terzi. In questi casi si deve fornire un'idonea prova analitica della riferibilità delle movimentazioni bancarie, distinguendo quelle riconducibili esclusivamente alla propria attività da quelle di competenza di terzi.

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