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Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2014 alle ore 08:13.
L'ultima modifica è del 01 dicembre 2014 alle ore 10:07.

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MILANO - Archiviazione per tenuità del fatto ad ampio raggio. La nuova ipotesi che il Governo si appresta a varare all’esito del Consiglio dei ministri di domani (per inviare poi il testo in Parlamento) ha confini estremamente ampi. Il limite di pena per l’intervento è infatti stato fissato, quanto a detenzione a 5 anni, sola o accompagnata da sanzione pecuniaria; comprese ovviamente anche le condotte sanzionate con l’unica pena pecuniaria.

In via astratta così,l’ambito di applicazione dell’istituto è di largo respiro, potenzialmente coprendo l’intera area delle contravvenzioni codicistiche (dal momento che l’articolo 25 del Codice penale nel definire la pena dell’arresto, tipica delle contravvenzioni, prevede che la stessa si estende da cinque giorni, limite edittale minimo, a tre anni, limite edittale massimo) e parte consistente dei delitti puniti con la pena della reclusione non superiore a cinque anni. Per esempio, è astrattamente applicabile ad alcuni delitti contro la libertà morale (violenza privata, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, minaccia aggravata) a taluni delitti contro l’inviolabilità del domicilio, a numerosi reati contro il patrimonio (furto semplice, danneggiamento, truffa, appropriazione indebita).

Il decreto prova a bilanciare l’interesse dello Stato a espellere dall’area della punibilità fatti che non ne sono meritevoli, con quello dell’indagato a ottenere un’assoluzione piena e soprattutto della persona offesa a contestare la limitata portata offensiva del fatto.

Così, nella fase in cui il legislatore si augura il maggior numero di archiviazioni, quella delle indagini preliminari, tocca al Pm, intenzionato a mettere in evidenza la causa di non punibilità, darne avviso alle due figura maggiormente interessate. Entro 10 giorni deve essere presentata opposizione e il Gip, se l'opposizione non è inammissibile, procede con ordinanza, dopo avere sentite le parti; se invece l'opposizione è assente o inammissibile, il Gip procede senza formalità decidendo, in caso di accoglimento, per decreto. Nel caso la richiesta di archiviazione sia respinta è prevista la restituzione degli atti al pubblico ministero. Va sottolineato però che l’archiviazione potrà essere disposta anche successivamente, in ogni fase del procedimento penale.

La legge delega era gia già assai precisa per quanto riguarda le condizioni cui subordinare l’archiviazione. Perciò , il primo comma del nuovo articolo 131 bis del Codice penale fonda il giudizio di «particolare tenuità del fatto» su due indici-criteri, che sono la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Il primo si articola a sua volta, nello schema di decreto, in due ulteriori indici-requisiti, costituiti dalle «modalità della condotta» e dall’«esiguità del danno o del pericolo».

Il giudizio favorevole all’archiviazione presuppone però un accertamento sull’esistenza del reato e sulla responsabilità ovvero sulla sua ascrivibilità all’indagato/imputato. In questo senso la pronuncia può assumere efficacia nell’arco del procedimento civile instaurato per il risarcimento del danno. Come pure il verdetto è destinato a trovare traccia anche in una specifica sezione del casellario.

Al Consiglio dei ministri potrebbe anche approdare, per un primo giro, una riflessione sulla prescrizione che, già oggetto di parte di un disegno di legge approvato il 29 agosto dal Governo, ne verrebbe stralciata per essere traghettata immediatamente in Parlamento. Prescrizione di cui sono stati resi i noti, sulla base della statistiche della Giustizia. Sono così oltre un milione e mezzo i processi andati in fumo negli ultimi 10 anni. La Direzione generale statistiche del ministero della Giustizia, tra il 2004 e il 2013, ha censito 1.552.435 procedimenti penali chiusi da una prescrizione. I dati indicano che la quota maggiore di prescrizioni si determina quando il processo è ancora in fase di indagini preliminari. Nell’ultimo decennio sono stati infatti 1.134.259, quindi il 73% sul totale, i decreti di archiviazione per prescrizione emessi dai Gip.
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