La Commissione europea ha presentato stamani qui a Bruxelles un piano d'azione per riformare la raccolta dell'imposta sul valore aggiunto (Iva). L'obiettivo è di lottare contro la frode e dare all'Unione in questo delicatissimo settore fiscale un assetto stabile. Le attuali regole sono infatti provvisorie dalla metà degli anni 90. L'esecutivo comunitario vuole anche rivedere le regole sulle aliquote, permettendo maggiore libertà nel fissare aliquote ridotte, per esempio sulle pubblicazioni online.
Nel 1993, quando il mercato unico divenne realtà, la soluzione più ovvia sarebbe stata di applicare ovunque la stessa aliquota dell'Iva. Non fu possibile. Fu deciso uno schema transitorio che prevede nei casi di import-export tra aziende di paesi europei l'imposizione dell'aliquota del paese importatore. In concreto, l'azienda esportatrice versa a monte la propria Iva, ricevendone però il rimborso; mentre l'azienda importatrice versa l'Iva nel suo paese una volta ricevuto il prodotto.
Questo meccanismo ha contribuito a casi di frode. Secondo la Commissione, nel 2013 il divario tra l'Iva prevista e l'Iva raccolta è ammontato a 168 miliardi di euro. Una parte importante dello scarto (50 miliardi) è dovuta a frode. Nel suo piano di azione, Bruxelles propone quindi un meccanismo meno frammentato per il quale l'Iva verrebbe raccolta dal paese esportatore secondo le aliquote del paese importatore. Il gettito verrebbe poi trasferito allo stato membro in cui il prodotto verrà consumato.
Il tema fiscale è tradizionalmente difficile da trattare a livello europeo perché richiede l'unanimità dei Ventotto. Eppure l'esecutivo comunitario ha anche l'ambizione di rivedere le aliquote dell'Iva. Rimarrà in vigore piena libertà nazionale, ma Bruxelles vuole rimuovere alcune restrizioni legali, come quelle che oggi colpiscono per esempio le pubblicazioni online. Attualmente, l'aliquota minima è del 15%, con una serie di rigide eccezioni a cui può essere applicata una aliquota del 5% o più.
Sul versante delle aliquote ridotte, la Commissione europea considera due opzioni: la prima prevede una più ampia lista di prodotti con una aliquota ridotta, lista che verrebbe rivista regolarmente; la seconda possibilità è di dare piena libertà agli stati membri purché non ci siano distorsioni alla concorrenza. Le autorità comunitarie sono alla ricerca di un difficile equilibrio tra la necessità di rispettare le prerogative nazionali in questo campo e il bisogno di garantire l'omogeneità del mercato unico.
Nel suo piano d'azione, la Commissione europea promette inoltre nuove proposte per quanto riguarda le pubblicazioni online, a cui spesso vengono applicate aliquote più elevate di quelle a cui sono soggette le pubblicazioni su carta. Con le proposte di oggi, Bruxelles vuole animare il dibattito tra i Ventotto, alle prese in questi giorni con un nuovo scandalo fiscale scatenato dalle Panama Papers. Proposte formali seguiranno nel corso dei prossimi mesi dopo che i governi avranno indicato le loro preferenze.
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