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Codice appalti, non si tiene conto dei lavori fatti presso altri enti…

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CORTE DI GIUSTIZIA

Codice appalti, non si tiene conto dei lavori fatti presso altri enti territoriali

  • – dalla Redazione
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Nell'ordinamento giuridico italiano, il codice degli appalti pubblici (Dlgs 163/2006), richiamando la direttiva appalti, dispone che l'aggiudicazione di un appalto pubblico debba essere effettuata attraverso una gara pubblica, a meno che esista un rapporto “in house” tra l'amministrazione aggiudicatrice e l'impresa aggiudicataria, come previsto dal diritto dell'Unione. La Corte di Giustizia Ue ha chiarito che nella valutazione non si deve tenere conto del fatto che l’impresa abbia svolto lavori per altri enti territoriali, mentre si deve tenere conto dell'attività svolta dalla società a favore di enti facenti parte della compagine sociale anche prima dell'affidamento dell'appalto.

La richiesta di decisione pregiudiziale è stata presentata nel quadro di una causa tra la Undis Servizi S.r.l., da una parte, e, dall'altra, il Comune di Sulmona e la Co.ge.sa. S.p.A., società a capitale interamente pubblico, detenuto da vari Comuni abruzzesi, tra cui il Comune di Sulmona. Segnatamente, Undis Servizi ha chiesto al TAR Abruzzo di annullare la decisione del Comune di Sulmona del 30 settembre 2014 con cui tale Comune ha attribuito alla Co.ge.sa., «in house» (e quindi senza previa gara), un appalto per la gestione dei rifiuti urbani. Il T.A.R. ha respinto il ricorso e la Undis Servizi ha impugnato la sentenza di primo grado davanti al Consiglio di Stato.
Nella specie, si trattaVA di stabilire se la Cogesa abbia i requisiti per vedersi attribuire un appalto «in house». Secondo Undis Servizi, tali requisiti non sussisterebbero. In particolare, Cogesa non svolgerebbe la parte più importante della propria attività con i Comuni controllanti, non potendosi tenere in considerazione, al fine di determinare quale sia la “parte più importante” dell'attività della Cogesa 1) né l'attività svolta dalla Cogesa a favore di Comuni non facenti parte della compagine sociale 2) né l'attività svolta da Cogesa per i Comuni associati ma conclusesi prima dell'aggiudicazione impugnata.
Su questi due aspetti, il Consiglio di Stato ha chiesto un intervento interpretativo della Corte di giustizia.
Con la sentenza odierna, la Corte ha stabilito che, al fine di valutare “la parte più importante” dell'attività di un'impresa ai fini dell'affidamento di appalti “in house”,
1) NON si deve tenere in conto l'attività che la società ha svolto per enti territoriali terzi (cioè non soci della società medesima). Infatti l'affidamento “in house” (cioè senza gara) costituisce un'eccezione ai princìpi di libera circolazione dei prodotti e dei servizi e di leale concorrenza, che la gara d'appalto mira a salvaguardare. Se un'impresa deve la maggior parte della sua attività a enti terzi, privati o pubblici, ciò significa che essa si pone sul mercato come qualsiasi altro operatore economico e quindi non vi è ragione per derogare a questi suddetti princìpi.
2) SI DEVE tenere conto dell'attività svolta dalla società a favore di enti facenti parte della compagine sociale anche PRIMA dell'affidamento dell'appalto.
Le attività pregresse di un'impresa, infatti, possono costituire un indice di valutazione per una proiezione sulla natura ed entità delle sue attività future.

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