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Bollo auto più caro con bancomat. L’Antitrust multa l’Aci

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illegittime commissioni sul pagamento

Bollo auto più caro con bancomat. L’Antitrust multa l’Aci

Le commissioni sul pagamento del bollo auto con carta di credito sul sito Aci e con bancomat negli uffici territoriali dell’ente sono illegittime. Lo ha affermato in modo netto l’Antitrust nel provvedimento che ha chiuso l’istruttoria PS9458, avviata l’estate scorsa dopo le segnalazioni di numerosi cittadini e dell’associazione di consumatori Altroconsumo, che ha portato a una condanna totale di tre milioni, in solido per l’ente e per la sua controllata Aci Informatica, che gestisce tra le altre cose anche i pagamenti online. Per i cittadini i benefici sono limitati a pochi euro e peraltro nemmeno da subito. Più significative le conseguenze del provvedimento sull’Aci, cui non è stata riconosciuta una veste istituzionale pubblica quando si presenta sul mercato dei servizi di riscossione della tassa automobilistica, e forse anche per altri enti che adottano lo stesso sistema.

Sotto accusa erano non solo le spese aggiuntive sui pagamenti elettronici, ma anche le modalità di comunicazione al pubblico, con messaggi sul sito www.aci.it dichiarati ingannevoli, per cui c’è una pratica commerciale scorretta (articolo 20 del Codice del consumo). Ma ciò vale solo per i pagamenti effettuati a partire dal 14 giugno 2014, data di entrata in vigore della norma che rende illegittime le spese aggiuntive (articolo 62 del Codice del consumo, modificato dal Dlgs 11/2010 per recepire la direttiva 2007/64/CE sui servizi di pagamento nel mercato interno).

La spese aggiuntive sono dell’1,2% (era stato il 2% fino a tutto il 2008) per i pagamenti effettuati sul sito Aci (solo dallo scorso ottobre sono state ridotte a 0,75 euro fissi e dovuti soltanto sui versamenti superiori ai 30 euro) e di 0,20 euro fissi per ogni transazione con bancomat agli sportelli Aci.

L’Antitrust ha stabilito che questi oneri illegittimi perché l’attuale articolo 62 vieta di imporre ai consumatori spese per l’uso di determinati strumenti di pagamento. Unica eccezione è prevista per i «casi espressamente stabiliti».

L’Aci, nella sua difesa, aveva argomentato che ci si trovava in uno di questi casi, perché il sovrapprezzo non supera i costi delle commissioni bancarie e l’articolo 19 della direttiva Consumer Rights vieta solo gli addebiti che superano tali costi. Ma l’Antitrust ritiene che l’articolo 62 imponga un divieto assoluto, tranne per i casi di deroga espressa, che nella disposizione citata dall’Aci non ci sono.

Non solo. L’Aci aveva anche paventato che il mancato recupero dei costi delle commissioni l’avrebbe esposto al rischio di provocare un danno erariale (poi perseguibile dalla Corte dei conti), perché l’ente va considerato come un’amministrazione pubblica (linea difensiva spesso utilizzata dall’Aci). L’Antitrust esclude questa ipotesi perché il mancato recupero dei costi è imposto all’Aci dall’articolo 62 e nessuno può essere sanzionato per aver rispettato una norma.

Il provvedimento aggiunge che in questo caso l’Aci non è nemmeno da considerare come un’amministrazione pubblica. Infatti, l’ente è diviso in due “parti”, una pubblica e l’altra privatistica, che svolgono attività separate. E secondo l’Antitrust l’attività di riscossione del bollo auto è solo un servizio privato, per quanto connesso alla funzione pubblicistica dell’ente (di fatto il bollo si paga in prima battuta in base alle risultanze del Pra, registro pubblico gestito dall’Aci). E infatti la riscossione viene svolta dall’Aci in concorrenza con altri soggetti, anche privati (tabaccai, agenzie di pratiche auto e banche).

C’è poi l’informazione ingannevole, perché il sito Aci afferma che i soci non pagano le commissioni, quando invece il beneficio per legge spetta a chiunque.

Per ora, comunque, le commissioni si continueranno a pagare: l’Aci ha preannunciato che farà ricorso al Tar, chiedendo prima di tutto che l’efficacia del provvedimento dell’Antitrust venga sospesa. Dunque, le commissioni verranno cancellate solo se questa sospensiva verrà negata. Poi si passerà a discutere del merito e qui l’Aci farà notare che commissioni sono applicate anche sugli incassi di altri enti che si trovano in posizione analoga nella riscossione di altre entrate pubbliche.

Quanto alle spese pagate in passato, il provvedimento dell’Antitrust non comporta alcun obbligo di rimborso automatico, come invece è stato affermato sul web in queste ore. Piuttosto, occorre fare causa all’Aci, cosa che non conviene singolarmente perché in gioco ci sono cifre che per i cittadini si aggirano sulla decina di euro (solo nelle grandi aziende si può arrivare a centinaia). Può allora essere opportuno tentare di riunire le forze e dividere i costi intraprendendo una class action. Per questo Altroconsumo ha iniziato a raccogliere adesioni.

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