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Sui cani maltrattati la competenza è del Comune

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Sui cani maltrattati la competenza è del Comune

Nel caso in cui gli animali, e in modo particolare i cani, vengano trattati in modo inadeguato questi vanno confiscati. Sarà il sindaco del Comune dove si trova l'allevamento che maltratta gli animali ad attivarsi e trovare loro un'adeguata soluzione. Questa la massima contenuta nella sentenza numero 18167/2017 della Corte di cassazione.

Partiamo dalla fine, dal fatto che il titolare dell’allevamento di animali, a cui erano stati affidati gli otto cani tolti a una persona accusata di maltrattamenti e oggetto di confisca, ha presentato un ricorso in Cassazione che è stato rigettato.

Oggetto del contendere era l’ammontare del compenso liquidato dal giudice per l’allevatore a cui erano stati assegnati i cani maltrattati, che per una prima fase è stato pari a circa 9mila euro, dato che poi dal 2007 le spese di custodia erano passate a carico di due Comuni.

Il ricorrente riteneva, e ha provato invano a dimostrare, che sulle spese di custodia gravasse una perdurante responsabilità dello Stato anche dopo il passaggio in giudicato del provvedimento che aveva disposto la confisca dei cani.

A parte gli errori processuali - nel 2008 non era stato impugnato un decreto, nel 2012 era riconosciuta dal ricorrente la competenza di uno dei Comuni interessati poi messa in dubbio - la Cassazione ha ricordato che la legge 189/2004 prevede tra l’altro la confisca obbligatoria dell’animale, vittima del reato.

Da ultimo, inoltre, la legge 14 agosto 1991 numero 281 ha attribuito espressamente ai Comuni il risanamento dei canili comunali e la costruzione di rifugi per cani.

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