
La Corte di Cassazione ha rinviato in pubblica udienza il dibattito sul contributo di solidarietà. Lo comunica, in una nota, la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali, spiegando che i giudici supremi hanno accolto le ragioni sollevate dal legale della Cassa Mattia Persiani, affinché nel giudizio di Cassazione sia ammesso il contraddittorio attraverso il dibattimento della questione in pubblica udienza.
È stata infatti riconosciuta la tesi di applicabilità del principio che la Corte Costituzionale ha sancito con la sentenza n. 173/2016 in ordine al riconoscimento del contributo di solidarietà quale elemento di riequilibrio del sistema previdenziale e di equità intergenerazionale e non come forma di prelievo tributario, in quanto ispirato al criterio della gradualità e in quanto non incidente sulla generalizzata categoria dei pensionati ma solo su beneficiari del regime retributivo più favorevole, in termini di reddito, rispetto a quello contributivo, oltre a non essere non incidente su anzianità contributive già maturate.
Allo stesso tempo la Cassazione ha rilevato come le norme che hanno introdotto e applicato il contributo di solidarietà non siano provvedimenti amministrativi unilaterali dell'Ente previdenziale ma norme giuridiche che, grazie all'autonomia conferita dal Dlgs 509/1994, sono idonee a derogare e ad abrogare disposizioni aventi rango legislativo con l'unico limite della ragionevolezza.
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