Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

18 giugno 2010

Gumus, la telenovela turca che scuote il mondo arabo

di Vittorio Da Rold


Una donna appare sulla porta. «Vieni, andiamo, non faremo tardi», dice a un uomo inquadrato di spalle. I due si baciano. Lei passa una mano tra i capelli e c'è un lampo del suo anello nuziale mentre si spostano verso la camera. Intanto si intravede una spalla nuda. E prima c'è stata una cena occhi negli occhi sorseggiando vino sul Bosforo.
È solo un episodio qualsiasi delle infinite puntate per i protagonisti di "Gumus", "Noor" in arabo, la telenovela turca, che negli ultimi due anni, su Kanal D ha offerto ai turchi il miracolo di un programma televisivo dove si possono vedere storie d'amore con tradimenti, figli fuori dal matrimonio, rapimenti, incidenti d'auto e colpi di scena folli.

Solite cose per gli amanti del genere ma questo volta la differenza sta nel fatto che la televisione turca ha dato alla soap un tocco originale ponendo i protagonisti in un contesto musulmano. Così il prodotto turco ha invaso culturalmente i paesi arabi.
Guidati da "Gumus", un'ondata di soap opere turche, come "Yaprak Dokumu", "Kurtlar Vadisi", "Asmali Konak", "Ihlamurlar Altinda" e ora "Memnu", la serie più gettonata in Turchia (una sorta di Madame Bovary a Istanbul) - stanno facendo il pieno di audience sulle televisioni arabe.
Attraverso il piccolo schermo, la Turchia ha cominciato a esercitare una grande influenza culturale nelle case arabe dal Marocco all'Iraq che gli Stati Uniti si possono solo sognare. La Turchia esporta telenovela mentre di pari passo aumentano le sue nuove ambizioni politiche del premier Recep Tayyip Erodgan. Ankara in salsa ottomana manda una flottiglia a Gaza, sfida con il Brasile di Lula gli Stati Uniti sulle sanzioni all'Iran, parla a muso duro con Israele, un tempo un suo alleato.

Politica e cultura vanno di pari passo. Anche con la soap opera Ankara fa pressioni sul mondo arabo, suoi vecchi territori ottomani. Il personaggio della soap opera "Noor", una donna forte, esperta di business, stilista in carriera, con un marito debole di nome Muhannad, tanto attraente quanto comprensivo, ma con alle spalle una storia d'amore finita e un figlio da un'altra donna. Un esempio di emencipazione femmnile che sta facendo proseliti nel mondo arabo. Noor e Mohannad sono turchi e musulmani, si sono sposati con un matrimonio combinato, osservano il Ramadan e mandano in tilt donne (e rispettivi mariti) mediorientali. Da Amman al Cairo, da Riad a Ramallah fino alla striscia di Gaza, è un tutto esaurito quando il canale saudita Mbc trasmette via satellite «Noor», la soap opera che la loro travolgente storia di amore ed emancipazione occidentale.

Ma per le autorità religiose la fiction è «deviante» dai canoni tradizionali. E Riad vieta le magliette con i volti degli attori. Tutto inutile: nei paesi del Golfo milioni di telespettatori seguono la soap opera islamica «emancipata». Addirittura quest'anno sono raddoppiati i turisti che vanno dall'Arabia Saudita a Istanbul per visitare i luoghi dove è stata girata la telenovela. Ambientata e girata in Turchia tre anni fa - complice anche l'identificazione con i costumi islamici che la distinguono da altre telenovele d'importazione americana o brasiliana - nei paesi del Golfo la soap fa il pieno di ascolti. In Arabia Saudita ogni episodio viene seguito da 4 milioni di telespettatori. Nel frattempo le infermiere dei reparti maternità di Riad e della Cisgiordania, raccontano che sempre più neonati si chiamano Noor e Mohannad mentre l'emittente Al Arabiya sostiene che i divorzi aumentano a causa della soap: «In Giordania un marito ha lasciato la moglie dopo che lei ha scaricato il volto di Mohannad sul telefonino», cita come caso emblematico il sito online della tv. Ma forse aspettava solo un pretesto.


18 giugno 2010