Il Sole 24 Ore
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Sul lodo bis il Pdl passa la palla a finiani e Udc

Donatella Stasio



ROMA
Il Pdl butta la palla del Lodo bis nell'altra metà campo. A raccoglierla e rilanciarla dovranno essere anzitutto i finiani, ma anche l'opposizione, o almeno quella più disponibile al confronto sullo scudo costituzionale, vale a dire l'Udc. «Meglio aspettare un giorno in più, ma avere la certezza del risultato», dice il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri, interpretando la linea della prudenza uscita dal vertice di ieri mattina, a palazzo Madama, con Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere giuridico del premier, il ministro della giustizia Angelino Alfano, il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto, il vice di Gasparri, Gaetano Quagliariello, e il presidente della commissione Affari costituzionali nonché relatore del ddl costituzionale, Carlo Vizzini. «Per ora abbiamo acceso il motore e camminiamo – aggiunge Gasparri –. In teoria, il Lodo potrebbe essere votato dall'aula già a fine ottobre». E alla camera, con un testo blindato, anche a dicembre.
«In teoria». La prudenza è diventata la parola d'ordine del Pdl in questi giorni che restano fino al 28 settembre, quando Silvio Berlusconi chiederà al Parlamento di votare la mozione di fiducia al governo. Prudenza politica.
Il Lodo bis serve soltanto se diventa operativo in coincidenza (ottobre 2011) con la scadenza del «legittimo impedimento», lo scudo temporaneo che al momento tiene il premier lontano dai processi Mills, Mediaset-diritti tv e Mediatrade. Quindi, ha bisogno di un turbo. I finiani hanno dato la disponibilità ad «accelerare», purché si archivino le leggi ad personam («processo breve», in primis). Una condizione accettata nelle dichiarazioni ufficiali, non anche negli incontri di palazzo Grazioli, dove si continuano a imbastire strategie parallele («processo breve», «processo lungo», prescrizione, filtri, «legittimo impedimento» in versione bis), da scoprire, però, dopo il 14 dicembre, quando la Consulta pronuncerà il verdetto sul «legittimo impedimento». La linea emersa ieri, infatti, è evitare iniziative traumatiche prima di quella data, per «non incoraggiare» la Corte a bocciare il «legittimo impedimento» e, semmai, per convincerla a chiudere un occhio sulla legge-ponte o a rinviare il verdetto di fronte a un Lodo che marcia spedito verso il traguardo. Una strada «rischiosa» (la legge vieta alla Consulta decisioni «di natura politica»), ma senza alternative, se non «autolesionistiche». Come correggere il «legittimo impedimento» prima del 14 dicembre. «È stato escluso», assicura Quagliariello. Se poi la Corte dovesse bocciare la legge, allora scatterebbe la controffensiva. Anticipare i tempi avrebbe il sapore di «un'excusatio non petita». E il clima politico ne risentirebbe, facendo saltare l'accordo sul Lodo bis.
Insomma, la strategia del doppio binario non cambia, anche se ufficialmente ora si marcia su un solo binario. Umberto Bossi ha ribadito il sì della Lega al Lodo («Va bene così») e si è detto arcisicuro che Gianfranco Fini «lo voterà». Pierferdinando Casini conferma la disponibilità dell'Udc a «esaminarlo con grande costruttività», purché dallo scudo siano esclusi i ministri.
In teoria, la prossima settimana potrebbe già arrivare la risposta dei finiani. Dopo il vertice al senato, Ghedini si è messo in contatto con Giulia Bongiorno e per martedì, mercoledì attende «suggerimenti», sui quali ha preannunciato «ampia disponibilità». Alfano ha invece il compito di sondare i centristi e l'ala più dialogante del Pd. Ma dal vertice filtra anche l'indiscrezione che si attendono indicazioni, dirette o indirette, dal Quirinale. L'imperativo categorico è «blindare il Lodo» in un testo che non subisca modifiche, neppure nelle virgole, nel passaggio da una camera all'altra. Una questione cruciale perché incide sui tempi di approvazione dello scudo costituzionale, che richiede quattro letture in Parlamento. Blindato, il testo potrebbe arrivare al traguardo tra fine marzo, primi di aprile, ed essere sottoposto al referendum confermativo tra ottobre-novembre del 2011, periodo durante il quale Silvio Berlusconi resterebbe coperto dal «legittimo impedimento» (Consulta permettendo). Senza blindatura, invece, i tempi slitterebbero di tre/sei mesi (nella migliore delle ipotesi) durante i quali il premier resterebbe senza ombrello protettivo.
Dunque, se Lodo deve essere, che arrivi presto, anche al prezzo di qualche apertura all'opposizione. Vizzini è già al lavoro per trovare un compromesso, introducendo, ad esempio, la facoltà di una «rinuncia irrevocabile» allo scudo, da comunicare entro 10 giorni dal voto favorevole della camera di appartenenza.
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I TEMPI



Doppio passaggio
Come ogni legge costituzionale, il Lodo richiede una doppia approvazione di ciascuna Camera, nello stesso testo, con intervallo di tre mesi l'una dall'altra. Quindi, se il ddl è approvato a ottobre dal senato (e poi ratificato dalla camera a dicembre), può avere il secondo via libera a Palazzo Madama a febbraio e a Montecitorio ad aprile
Il precedente
La legge sul rientro dei Savoia, ad esempio, fu approvata dalla Camera il giorno dopo la scadenza dei tre mesi dalla prima approvazione. Per il referendum confermativo dovrebbero trascorrere dai 6 ai 10 mesi