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Per gli italiani più facile colmare il gap previdenziale


La legge del contrappasso funziona anche nella previdenza. L'Italia, leader in Europa per la spesa pensionistica - vi destina il 14% del suo Pil - è però anche il paese che detiene il minore gap previdenziale del continente. Per garantirsi una rendita pari al 70% dell'ultima retribuzione ogni futuro pensionato della penisola (che uscirà dal lavoro entro la metà del secolo) dovrebbe ogni anno incrementare il proprio risparmio di 3.100 euro contro i 7.900 euro di un francese, gli 11.600 euro di un tedesco e gli oltre 12mila euro di un suddito del Regno Unito. Dicono questo i dati di una ricerca a tutto campo effettuata dal gruppo assicurativo britannico Aviva, pubblicata in questi giorni. Rispetto ai tradizionali studi sul settore, il report di Aviva si distingue per almeno due buoni motivi: è indifferente al modello di previdenza adottato dai singoli stati (privato o pubblico); va alla ricerca di asset normalmente non considerati (gli immobili) per coprire i gap pensionistici.
Il target di un vitalizio pari al 70% dell'ultima retribuzione è stato considerato idoneo a far sì che un pensionato non perda lo standard di vita raggiunto nel corso della vita attiva. Gli stati - sottolinea lo studio - debbono assecondare lo sforzo con opportuni incentivi fiscali e con l'arma della trasparenza (estratti conto annuali sui gap previdenziali). Ma, oltre a questo, occorrono maggiori risorse aggiuntive. Il risparmio aggiuntivo necessario, a livello continentale, sarebbe dell'ordine di 1.900 miliardi l'anno. «È chiaro che la quadratura, difficile, del cerchio può essere ottenuta ricorrendo a una molteplicità di strumenti», spiega Andrea Batista, amministratore delegato di Aviva Italia. Un miglior rendimento degli investimenti nei fondi pensione avrebbe un effetto limitato. Innalzando dal 5 all'8 per cento le performance delle casse il gap rimarrebbe imponente (1.660 miliardi). Con una maggiore età pensionabile - ad esempio di 10 anni - le conseguenze sarebbero invece considerevoli, il deficit si ridurrebbe a 841 miliardi ma la misura – fa presente lo studio - è «poco popolare» e andrebbe introdotta «su un lungo arco di tempo». Andrebbe piuttosto esplorata la possibilità di convertire in rendite previdenziali asset che, normalmente, non vengono presi in considerazione. Ad esempio utilizzando la proprietà immobiliare che in Italia è molto diffusa tra le famiglie il gap pensionistico della penisola verrebbe coperto ben oltre le necessità (220%). Nessun paese in Europa può esibire una simile ricchezza "nascosta". La percentuale media è intorno al 60 per cento. È comunque una risorsa da usare con cautela. «Risolvendo un problema - quello delle rendite dei prossimi pensionati - si crea un nuovo bisogno a carico delle generazioni più giovani che, in aggiunta a un lavoro precario e alla promessa di più magre pensioni pubbliche, non potrebbero più contare sul sostegno generazionale di asset che si trasmettono per via ereditaria».
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