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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2011 alle ore 10:05.

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Il bilancio del bombardamento è di almeno 26 morti e oltre 40 feriti. Lo hanno riferito fonti dell'ospedale di Jala citate dalla televisione satellitare Al Jazeera senza fornire ulteriori dettagli.

Gli insorti sono riusciti ad abbattere un jet, dopo diversi bombardamenti aerei. Il Mig-23 è stato visto perdere fumo dal reattore destro prima di schiantarsi in una zona residenziale del sud di Bengasi. Il pilota è riuscito a lanciarsi con il paracadute prima dell'impatto.

Il Colonnello ha quindi ignorato il cessate il fuoco che il suo regime si era impegnato a rispettare dopo la risoluzione di giovedì del Consiglio di sicurezza dell'Onu per accelerare l'avanzata prima del summit di questo pomeriggio a Parigi in cui saranno le decise le modalità per un intervento militare internazionale. «È chiaro che ci dobbiamo muovere rapidamente», ha sottolineato una fonte del governo francese. Un portavoce del governo libico ha provato a negare che sia in corso un'offensiva, accusando i ribelli per la violazione della tregua. E il viceministro degli Esteri, Khaled Kaaim, ha avvertito che un eventuale intervento straniero spingerebbe «algerini, tunisini, ed egiziani a unirsi alle forze libiche sul terreno».

L'attacco sul capoluogo della Cirenaica è iniziato intorno alle due di notte e da quel momento i combattimenti sono proseguiti ininterrottamente, con colpi di mortaio, lanci di razzi katiuscia e scambi di colpi di mitragliatrice. All'alba ci sono stati almeno due raid aerei a distanza di 20 minuti con bombardamenti di zone attorno alla città. Un terzo bombardamento è avvenuto un'ora dopo. Colpite la strada per l'aeroporto e il quartiere di Abu Hadi. Oltre all'avanzata da ovest, ci sono anche voci di un attacco via mare e da sud, al momento impossibili da confermare.

Testimoni hanno riferito di una jeep che sarebbe riuscita e entrare nei quartieri ovest di Bengasi con a bordo due mercenari di Gheddafi che hanno lanciato granate prima di essere uccisi dai ribelli. Dai documenti è risultato che i due, in abiti civili, erano nigeriani.

«Il cessate il fuoco è in vigore». Lo ha affermato nonostante le evidentze il viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaaim, in un'intervista alla radio BBC 4. «Le forze aeree libiche sono ferme perché rispettiamo la risoluzione 1973 dell'Onu e il cessate il fuoco è reale, credibile e solido», ha aggiunto, rispondendo a una domanda sull'aereo militare abbattuto oggi a Bengasi.

Intanto il leader libico Gheddafi ha rivolto questa mattina un messaggio alle principali potenze occidentali, citando il presidente Francese Sarkozy, il premier Britannico Cameron, il presidente usa Obama. Parlando ai leader di Francia e Gran Bretagna Gheddafi ha minacciato: «Rimpiangerete ogni ingerenza in Libia». E a Obama dice: «I libici sono pronti a morire per me».

Il messaggio di Gheddafi, reso noto tramite un portavoce, viene diffuso alla vigilia del summit di parigi in cui Ue, Unione africana, lega araba e Nazioni Unite discuteranno dei mezzi concreti per l'applicazione della risoluzione 1973 che autorizza un intervento militare in Libia.

La risoluzione 1973 adottata giovedì scorso dal Consiglio di sicurezza dell'Onu chiede il cessate il fuoco e l'immediata sospensione di tutte le operazioni offensive, vietando i voli sopra la Libia. In caso di violazione, la comunità internazionale è autorizzata a ricorrere a «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili.

Il reportage sul Sole 24 Ore di Robero Bongiorni, ultimo giornalista rimasto a Bengasi

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