Il Sole 24 Ore
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5 aprile 2011

Bombe Nato a Brega sulle forze di Gheddafi che apre a soluzione politica - Mappa aggiornata delle rivolte


I caccia della Nato hanno sferrato un attacco aereo sulle forze di Muammar Gheddafi nelle vicinanze della città petrolifera di Brega, dove i ribelli da cinque giorni si scontrano con le forze lealiste. Non risultano vittime. In precedenza, altre fonti avevano riferito che un attacco aereo, nella stessa zona, aveva distrutto due veicoli militari del governo di Tripoli. I resti dei due camion armati con artiglieria pesante sono stati trovati vicino l'entrata della parte residenziale orientale di Brega Nuova.

L'artiglieria di Gheddafi fa strage di civili a Misurata ma il rais continua a tessere anche la tela diplomatica, facendo rimbalzare il suo vice ministro degli Esteri Al Obeidi tra Grecia, Turchia e Malta con le sue 'condizioni' per un cessate il fuoco. E il leader libico, ripreso dalla tv di Stato, si è anche mostrato ieri sera ai suoi sostenitori, uscendo su una jeep dalla caserma-bunker di Bab el Aziziya a Tripoli e salutando col braccio attraverso il tetto scoperto del veicolo.

Secondo indiscrezioni raccolte in Inghilterra dal Guardian, sarebbe stato lo stesso colonnello a illustrare all'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan il suo 'piano per la tregua', ovvero la disponibilità ad andarsene e a garantire riforme politiche aprendo una fase di transizione verso la democrazia affidata al più 'presentabile' dei suoi figli, Saif al Islam. Peccato che la prospettiva sia stata già bocciata dagli insorti («Gheddafi e i suoi figli devono andarsene prima di qualunque negoziato diplomatico», l'ha liquidata oggi un portavoce del Cnt di Bengasi) e che secondo molti analisti l'iperattivismo diplomatico del rais di questi giorni non sia altro che l'ennesimo espediente per cercare di guadagnare tempo.

I ribelli hanno denunciato crimini di guerra contro la città di Misurata (l'unica nell'ovest presidiato dal regime dove ancora si combatte), con l'artiglieria di Gheddafi che avrebbe martellato quartieri residenziali già dalle prime ore del mattino causando decine di morti tra la popolazione.

Forze fedeli al colonnello - stavolta la fonte è Al Jazira - avrebbero bombardato anche il campo petrolifero di Misla, nell'est della Libia.

Gli insorti, da parte loro, hanno annunciato di aver respinto i lealisti fuori da Brega, terminal petrolifero a sud di Bengasi già passato di mano diverse volte nella cruenta lotta di posizione e logoramento che va avanti ormai da settimane.

Nonostante i raid della Nato (58 attacchi nelle ultime 24 ore), la situazione sul terreno rimane quindi di stallo. E a poco, probabilmente, servirà anche l'ultima minaccia di Gheddafi, quella cioè di 'assetare' la capitale dei ribelli Bengasi se continueranno a piovere dal cielo le bombe degli alleati: il ministero libico dell'Agricoltura oggi ha 'avvertitò che le infrastrutture e le condotte del Grande fiume artificiale - un acquedotto che porta sulla costa le 'acque fossili del Saharà e che rappresenta la fonte idrica dalla quale dipende il 70% degli abitanti della Libia - corrono gravi pericoli in seguito ai bombardamenti.

Una possibile via d'uscita dal pantano potrebbe essere quella diplomatica. L'inviato di Gheddafi ha avuto oggi colloqui ad Ankara dopo la tappa di ieri ad Atene. E in Turchia, che si propone di mediare per una possibile tregua, sono attesi nei prossimi giorni anche rappresentanti degli insorti. Entrambi, secondo una fonte del ministero degli Esteri turco, «hanno proposte per un possibile cessate il fuoco: ne parleremo e vedremo se c'è una base comune» dalla quale poter partire. In serata l'emissario del rais, il vice ministro degli Esteri Al Obeidi, è giunto a Malta, dove ha subito incontrato il premier Gonzi. Per il momento però, la comunità internazionale sembra crederci poco, tanto che ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini - ricevendo alla Farnesina il responsabile per la politica estera del Cnt, Ali al Isawi - ha definito «non credibili» le proposte per uscire dalla crisi illustrate ieri ad Atene da al-Obeidi.

Intanto unità navali Nato hanno fermato oggi diverse imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata.Lo ha constatato l'inviato dell'Ansa su una delle imbarcazioni, in contatto radio con le altre. Intanto il Pentagono ha confermato in serata a Washington di avere ritirato gli aerei da combattimento dalle operazioni in Libia, dopo avere accettato di prorogare il proprio impegno in questo senso di 48 ore, su richiesta esplicita della Nato. Il capitano Darryn James, un portavoce del ministero della Difesa, ha annunciato che a partire dalla mezzanotte di oggi ora italiana nessun aereo da combattimento statunitense ha effettuato missioni, sottolineando però che sono pronti ad intervenire «nel caso in cui la Nato lo chiedesse».



5 aprile 2011