Il Sole 24 Ore
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Aiuti condizionati al Portogallo

Alessandro Merli



BUDAPEST. Dal nostro inviato
Il Portogallo riceverà un pacchetto di aiuti internazionali di circa 80 miliardi di euro per far fronte alla crisi del suo debito pubblico, ma dovrà adottare un programma di austerità ancora più severo di quello bocciato dal Parlamento di Lisbona nel marzo scorso e che ha portato alla caduta del Governo.
I tempi sono molto stretti, in una corsa contro il tempo dovuta all'arrivo di pesanti scadenze che il Tesoro portoghese deve affrontare a metà giugno e per le quali, al momento, non ha le disponibilità di cassa: il programma dovrà essere definito entro metà maggio per ottenere l'approvazione dal prossimo Ecofin del 16 maggio; nei dieci giorni successivi il fondo salva-Stati europeo Efsf e il Fondo monetario, che parteciperà al salvataggio con un terzo circa dei finanziamenti, predisporranno le risorse, in modo da poter effettuare il primo esborso all'inizio di giugno. In questo modo si eviterà anche il ricorso a un prestito ponte che era stato ventilato nei giorni scorsi e che ora è stato esplicitamente escluso. Gli 80 miliardi di euro sono una cifra indicativa, che potrà esser rivista dopo l'analisi tecnica da parte della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo monetario sui conti portoghesi e sulle effettive necessità di finanziamento per i prossimi tre anni.
Appena dopo l'annuncio dell'avvio immediato della trattativa, nella mattinata di ieri, sono emerse le prime difficoltà legate al fatto che il salvataggio viene negoziato nel pieno della campagna elettorale per le elezioni del 5 giugno e delle polemiche che hanno accompagnato la tardiva richiesta di aiuti, dopo che per mesi il Governo socialista di minoranza si era rifiutato di presentarla. Nel suo comunicato, l'Ecofin ha chiesto a tutti i partiti politici portoghesi di concludere rapidamente un accordo sul programma e tutti i commenti successivi, dal commissario europeo Olli Rehn al presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, a diversi ministri, hanno insistito su questo punto. Anche perché, se formalmente il pacchetto viene negoziato con il Governo in carica, sarà invece quello che uscirà dalle elezioni a dover mettere in atto le misure contenute nel programma.
Il ministro delle Finanze portoghese, Fernando Teixeira dos Santos, ha obiettato però di non voler prendere l'iniziativa del dialogo con l'opposizione e che saranno le autorità europee a doversene far carico. Teixeira ha ammesso che si tratta di una situazione «bizzarra», ma è probabile che alla fine i duellanti portoghesi vengano ridotti a più miti consigli dall'urgenza della crisi e dalle pressioni europee.
Il piano avrà tre elementi: un pesante aggiustamento dei conti pubblici per ridare sostenibilità al debito, riforme strutturali per rilanciare la crescita e ridare competitività all'economia, compreso «un ambizioso programma di privatizzazioni», misure di sostegno al settore finanziario. Una parte del pacchetto verrà assegnata specificamente al supporto alle banche, ha detto Rehn. Il piano bocciato in Parlamento l'11 marzo viene considerato ora solo come «la base di partenza».
Del resto, la insistita riluttanza del Governo portoghese a far ricorso agli aiuti ha irrigidito il fronte europeo dei "rigoristi". Il ministro svedese Andres Borg ha dichiarato che Lisbona ha adottato negli ultimi mesi «scelte irresponsabili» e prolungato la crisi con il suo stallo. Il finlandese Hyrki Katainen ha parlato di imporre «condizioni veramente stringenti». Del resto, la Finlandia è il prossimo Paese ad andare al voto e il Governo vuole evitare di andare incontro, come quello tedesco, a una sconfitta a causa degli umori dell'elettorato assai poco incline ai salvataggi a buon mercato. L'olandese Jan de Jager ha affermato addirittura che Lisbona deve effettuare «una inversione a U» nell'affrontare il deficit. Tutti i partiti si sono impegnati a rispettare gli obiettivi di deficit già concordati dal Governo attuale con l'Europa (4,6% quest'anno, 3% nel 2012, 2% nel 2013), ma le misure per ottenerli andranno «specificate nel dettagli», ha detto la francese Christine Lagarde.
I ministri europei hanno cercato anche di mandare ai mercati finanziari il preciso messaggio che il salvataggio del Portogallo sarà l'ultimo e che la Spagna è esente dal contagio della crisi che ha già colpito Grecia e Irlanda e ora si è estesa al Portogallo. Klaus Regling, capo dell'Efsf, ha detto che con l'annuncio di ieri l'Europa ha circondato le tre economie più deboli dell'area dell'euro con un cordone sanitario e impedito il contagio. Il ministro spagnolo Elena Salgado ha insistito che il suo Paese ha fatto tutte le riforme necessarie e i mercati per ora sembrano darle ragione. Il differenziale dei titoli spagnoli è rimasto fermo in questi giorni nel culmine della crisi portoghese. «Sui titoli spagnoli c'è mercato - ha detto Regling - sono venditori e compratori».
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