Il Sole 24 Ore
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21 maggio 2011

Famiglia cristiana: arroganza del premier a reti unificate


«Sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l'altra da un giornalismo Tv che non tiene dritta la schiena, ma si genuflette». Un forte attacco al premier Silvio Berlusconi arriva dal settimanale cattolico Famiglia Cristiana che in un editoriale pubblicato sul suo sito dal titolo «Berlusconi, l'arroganza a reti unificate», parla di «cinque interviste Tv» comandate «da Silvio Berlusconi per fare propaganda elettorale» e punta il dito contro «giornalisti in ginocchio» e l'Agcom «troppo occupata per intervenire».

Bersani: evitare che si rimedi con qualche parola dell'opposizione
Forti proteste nelle file dell'opposizione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersai vorrebbe «evitare che adesso si potesse pensare di rimediare all'incredibile videomessaggio di Berlusconi lasciato passare ieri a reti unificate mandando qualche immagine, qualche parola mia o di altri dirigenti nazionali dei partiti di opposizione. Ciò che è accaduto ieri costituisce una vergogna insanabile». Il centrosinistra parla di modalità da «Bielorussia», mentre Umberto Bossi liquida la vicenda. «Il Pd, se potesse, ne farebbe cinquecento».

Berlusconi continua il tour delle tv
Berlusconi ieri è comparso sui tre telegiornali serali delle reti Mediaset, nonchè su Tg1 e Tg2. E si è fatto anche intervistare da RadioRai e da due tv lombarde. Oggi dai microfoni di Telelombardia conferma il decrentramento. « Con Bossi - ha detto Berlusconi - abbiamo pensato di continuare la nostra attività di governo, abbiamo pensato anche a qualche decentramento per alcune funzioni di governo». E dice che la Lega è un alleato solido, leale «che ha la consapevolezza della non esistenza, al di fuori dell'alleanza con noi, di nessuna possibilità per dare all'Italia un governo stabile».

Il presidente della Rai Garimberti: serve un riequilibrio tempestivo
Per il presidente della Rai Paolo Garimberti serve un riequilibrio tempestivo. «Un conto è dare una notizia, e il primo commento del presidente del Consiglio ai risultati delle amministrative certamente lo era. Altro discorso è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati». Per il presidente della Rai questo «nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico che devono sempre avere chiara la missione fondamentale che è affidata loro: informare e dare al cittadino la possibilità di avere un panorama completo delle opinioni». Secondo Garimberti quindi «è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di servizio pubblico - riequilibri tempestivamente dando spazio, sui temi delle amministrative, a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del presidente del Consiglio».

Protesta sotto la sede dell'Agcom
Una manifestazione di protesta si è svolta dinanzi alla sede dell'Agcom. Che hanno anche consegnato una lettera al presidente dell'Agcom Corrado Calabrò. «I sottoscritti cittadini italiani riuniti davanti alla sede dell'Agcom, in merito agli episodi di grave violazione della legge sulla par condicio da parte del presidente del Consiglio, chiedono un immediato riquilibrio dei tempi di informazione radiotelevisiva a favore dei candidati di centrosinistra entro 48 ore nella medesima collocazione oraria». Al presidio erano presenti esponenti di Pd, Sel, Rifondazione, Idv, Popolo viola, Articolo 21, Move on italia e Libertà e giustizia.

Calabrò: chiesti chiarimenti a Rai e Mediaset
Calabrò sceso a parlare con i giornalisti ha precisato che l'Authority ha già inviato «lettere con richiesta di chiarimento alla Rai e a Mediaset» e che la commissione servizi e prodotti dell'authority che ha competenza in materia, si riunirà già lunedì prossimo. «Gli uffici stanno lavorando. Lunedì la commissione servizi e prodotti si riunirà. Monitoriamo ora per ora», ha detto Calabrò che ha spiegato: la seduta della commissione «è stata anticipata da me autonomamente ieri sera», dunque «indipendentemente dalla manifestazione» in corso. E in ogni caso non era mai stata prevista per mercoledì. La commissione si riunirà in termini «strettissimi» di legge, una volta passate le 24 ore previste perchè la Rai e Mediaset possano fornire la loro risposta. Le richieste di chiarimento, ha
quindi replicato ai cronisti Calabrò, riguardano l'esposizione mediatica e la conformità o meno di quanto accaduto alle regole. La commissione servizi e prodotti dell'Agcom è presieduta dallo stesso Calabrò, è un organo collegiale cui partecipano Sebastiano Sortino, Michele Lauria, Antonio Martuscello, Gianluigi Magri.

Tre gli esposti presentati all'autorità giudiziaria
Roberto Zaccaria, deputato Pd e coordinatore del gruppo d'ascolto sul pluralismo televisivo, ha presentato tre esposti all'autorità giudiziaria, presentati a nomi delle opposizioni. Uno per violazione della par condicio, visto che «Berlusconi ha parlato di Pisapia e di Milano, con dietro il proprio simbolo», senza contraddittorio, un altro sul conflitto di interessi. Il terzo, infine, sui tempi di esposizione mediatica. «Le interviste videomessaggio a reti unificate di ieri - denunci Zaccaria - hanno segnato una pagina nuova e inquietante della nostra democrazia. Berlusconi ha disapplicato, stracciato, la legge sulla par condicio senza farsi neppure scrupolo di passare in Parlamento per l'abrogazione».


21 maggio 2011