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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2011 alle ore 18:48.

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Il vice presidente del Cda di Riso Scotti Energia e Ad di Riso Scotti Spa, Angelo Dario Scotti (Ansa)Il vice presidente del Cda di Riso Scotti Energia e Ad di Riso Scotti Spa, Angelo Dario Scotti (Ansa)

Traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell'ufficio. La svolta dello scandalo ‘Dirty Money' ha portato a 5 arresti (quattro domiciliari e una custodi cautelare in carcere) per fatti commessi tra il 2005 e il 2010. Su tutti, un nome eccellente, uno dei più grandi imprenditori pavesi, il re del riso Angelo Dario Scotti, vice presidente del Cda di Riso Scotti Energia e amministratore delegato di Riso Scotti Spa, alla guida dell'impero creato dal padre Ferdinando.

Le manette, su ordinanza del gip di Milano Stefania Donadeo, sono scattate nell'ambito dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che, trattandosi di un traffico illecito di rifiuti, ha ereditato la competenza in base ad una normativa dell'agosto 2010. Agli arresti domiciliari, insieme all'imprenditore pavese, sono finiti Andrea Raffaelli, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma, Elio Nicola Ostellino, consulente esterno di Assoelettrica (al momento irreperibile), e il commercialista del Gruppo Scotti Nicola Farina. Per il funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma Franco Centili, invece, si sono aperte le porte del carcere.

L'alba dell'operazione risale alla fine del 2010, e in quell'occasione furono 12 le persone indagate compreso il presidente della Riso Scotti Energia Giorgio Radice, il direttore tecnico dell'impianto massimo Magnani e il responsabile Giorgio Francescone. Il Corpo Forestale dello Stato, in seguito a una verifica da parte di funzionari pubblici effettuata nel maggio del 2009 sequestrò, su richiesta della procura della repubblica di Pavia, l'impianto inceneritore della Riso Scotti Energia Spa creato per la produzione di energia pulita che sarebbe stata ricavata dagli scarti di produzione del riso e che invece, secondo le indagini, veniva utilizzato per bruciare anche rifiuti diversi come legno, plastiche da imballaggio e fanghi di depurazione urbani e industriali con un' alta concentrazione di metalli inquinanti.

I carichi, anche se non conformi alle norme previste, arrivavano da impianti di trattamento dei rifiuti da tutta Italia e attraverso certificati falsificati venivano aggiunti al materiale di scarto del riso e bruciati. Un giro d'affari da quasi 30 milioni di euro. Secondo gli investigatori la società Riso Scotti Energia avrebbe pagato tangenti per oltre 100mila euro a funzionari compiacenti del Gestore dei Servizi Energetici di Roma per evitare il blocco, da parte dello Stato, degli incentivi economici per lo smaltimento e soprattutto la restituzione della somma di sette milioni di euro percepiti indebitamente con la fittizia produzione di energia pulita.

Il ‘re del riso', che sarebbe a conoscenza delle mazzette versate, verrà interrogato sabato dal gip di Milano insieme al commercialista del Gruppo Nicola Farina e al consultente di Assoelettrica Ostellino.Gli altri interrogatori, quelli di Centili e Raffaelli sono fissati invece per giovedì.

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