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Questo articolo è stato pubblicato il 06 ottobre 2011 alle ore 06:40.

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ROMA
Governo e maggioranza tirano dritto e approvano in commissione Giustizia il black out sulle intercettazioni – anche se non più segrete – fino all'«udienza filtro». Quanto basta per far scattare le dimissioni della finiana Giulia Bongiorno da relatrice del ddl, motivate con la «violazione dell'accordo» raggiunto due anni fa alla Camera, frutto «di decine di incontri con Ghedini e gli editori». Di quel confronto parlamentare, e del relativo testo approvato in commissione e approdato in aula, il Quirinale si era raccomandato di tener conto, per migliorarlo, semmai, non certo per inasprirlo come ha invece scelto di fare Silvio Berlusconi. Oltre al divieto di dare notizia delle intercettazioni riportate in ordinanze di custodia cautelare (quindi non più segrete), ieri la maggioranza ha approvato (nel Comitato dei 9 della commissione) anche un emendamento che punisce con il carcere da 6 mesi a 3 anni chi pubblica intercettazioni irrilevanti. L'unica apertura c'è stata sui blog, con la limitazione dell'obbligo di rettifica entro 48 ore soltanto per le testate on-line che risultano registrate.
Governo e maggioranza, dunque, sembrano decisi ad andare al muro contro muro, ignorando le indicazioni del Colle e le sue attuali perplessità sull'ennesima stretta, non condivisa neppure da una parte dell'opposizione. Il Terzo Polo aveva dato la disponibilità ad astenersi sul testo se fosse stata mantenuta la mediazione dell'anno scorso (con alcune piccole modifiche). E come prova tangibile di questa disponibilità, ieri si è astenuto sulle pregiudiziali di costituzionalità di Pd e Idv, che sono state infatti respinte. Poi c'è stato il voto sull'emendamento-Costa. «Così c'è una compressione inaccettabile del diritto di cronaca e, quindi, non ci sono le condizioni per un nostro voto di astensione sul ddl», dice Roberto Rao dell'Udc.
Peraltro, la maggioranza ha rinviato la votazione in aula del provvedimento alla prossima settimana, forse per valutare ulteriori modifiche. Enrico Costa - al quale è passato il testimone di relatore - non si sbilancia. Si limita a dire che lavora «per allargare il consenso parlamentare», ma difende il suo emendamento, ribadendo che è «una mediazione» tra "falchi" e "colombe" della maggioranza e che è «coerente» con il testo.
La Bongiorno - che a suo tempo si era fatta carico anche delle perplessità del Quirinale sul testo del Senato - ha puntato il dito contro l'ex guardasigilli Angelino Alfano per non aver tenuto fede all'intesa raggiunta. «Credo che Alfano sia un politico intelligente e bravo - ha detto -. Doveva tenere il punto, a prescindere da qualunque richiesta del premier. Invece, quando il premier dice qualcosa tutti si zittiscono, quando schiocca le dita, tutti si adeguano».
Minimizza il ministro della Giustizia Nitto Palma sia sull'emendamento-Costa («Modifiche minimali ed estremamente ragionevoli») sia sulle dimissioni della Bongiorno («Non le comprendo, ma ognuno fa quello che vuole»). «È un gesto coerente di fronte a un'iniziativa inaccettabile» dice invece il segretario del Pd Pierluigi Bersani, giudicando l'emendamento-Costa un «forte arretramento».
Intanto, mentre la piazza continua quasi quotidianamente a protestare contro la "legge bavaglio", il Pdl va dritto con la sua offensiva contro le toghe e annuncia che oggi i capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, presenteranno un'interrogazione parlamentare in materia di giustizia e di lesione del diritto di difesa. Ogni riferimento ai processi del premier non è puramente casuale.
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LE NORME SULLA PUBBLICAZIONE
Il divieto esteso
Il comitato dei nove della commissione Giustizia della Camera ha dato parere favorevole a maggioranza all'emendamento del Pdl firmato da Enrico Costa e Manlio Contento che vieta «la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione dell'udienza filtro
Accordo salva-blog
Mediazione sulle norme per il web: un emendamento per l'Aula toglie l'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti informatici e lo lascia in vigore solo per le testate giornalistiche online

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