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Questo articolo è stato pubblicato il 06 novembre 2011 alle ore 14:38.

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Un viaggio nelle malebolge di Quezzi, girone dei cementificati. Come guide nel quartiere dell'alluvione ci sono Marco Cremonini, ingegnere idraulico e direttore tecnico della società d'ingegneria D'Appolonia Spa, e Pietro Misurale, ingegnere idraulico che con lo studio di ingegneria Itec ha lavorato al piano di bacino del torrente Bisagno.

Misurale, con le dita stacca dagli scarponi una crosta di fango del torrente Fereggiano, il torrente assassino, e poi dice: «Anni fa il Comune di Rapallo aveva chiesto agli editori di vocabolari di togliere i lemmi rapallizzare e rapallizzazione».

Ecco per esempio il dizionario Hoepli. «Rapallizzare, verbo transitivo: ridurre una città in pessime condizioni ambientali e urbanistiche costruendo, a fini speculativi, edifici in modo caotico e incontrollato». Il ritratto della Liguria, mezzaluna di gente splendida, nobilissima e ladra disperata di spazio: i liguri arraffano ogni francobollo di terra libera per costruirci qualcosa. Genova sembra tradurre in muri, finestre e vicoli in pendenza un esperimento grafico dell'incisore olandese Escher.

Rapallizzare. Il rione Quezzi è un labirinto di lego giganti, case popolari costruite sulla collina ripidissima e nuda negli anni dei palazzinari. Gli edifici si incastrano tra loro con pendenze montanare; tra l'uno e l'altro ci sono singhiozzi di strade, brevi scivoli di autorimesse, livelli sotterranei che da un lato entrano nella pancia della montagna e sul lato pendente si aprono sopra panorami da vertigine. Misurale scavalca uno scooter sventrato dall'acqua: «Quezzi è stato costruito nella valletta del torrente Fereggiano. Ha un bacino di appena 5 chilometri quadri e, quando piove, l'acqua scivola subito da asfalto e cemento e s'incanala nelle gronde. In 45 minuti – si chiama tempo di corrivamento – il torrente è già pieno. E poi, guardi là sotto, il torrente scompare». La fame di spazio ha trasformato il Fereggiano in una strada che nasconde il corso d'acqua, il quale diventa via Fereggiano. Il torrente riappare nel Bisagno come una bocca rettangolare che butta acqua marrone. Lo stesso è stato fatto a Monterosso, a Rapallo e dovunque. Il fiume viene coperto da una strada. Ride Misurale: «Rubiamo l'acqua potabile a piacentini e piemontesi. Rubiamo la terra alle vallate. Rubiamo spazio ai fiumi. Per costruire l'aeroporto, abbiamo rubato la roccia al monte Erzelli e lo spazio al mare». Rapallizzazione.

Piove a gocce pesanti e calde. Misurale ricorda: «Anni fa ho ispezionato questo fiume sotterraneo. Sono entrato da questa foce di cemento. Ebbene, intere famiglie di albanesi vi avevano ricavato le loro case sotterranee». Fame di spazio anche per i miserabili della società.
In giugno si era svolta la cerimonia perché erano finiti i lavori per mettere in sicurezza il torrente Fereggiano. Cremonini si ferma a fianco a un'auto sfondata: «C'è chi critica l'inutilità di quei lavori. Invece no. Hanno salvato molte persone. Se non fossero stati fatti, se non fossero state abbattute le case dentro al fiume, non voglio immaginare le dimensioni della strage».
Dopo avere preso le acque del Fereggiano, anche il Bisagno entra sotto terra per fare posto al quartiere Foce. Cremonini: «Quelli sono i resti del ponte antico di Sant'Agata. Tutto il quartiere Foce era il greto larghissino in cui divagava il Bisagno, e il ponte aveva più di venti campate. Era un greto fertile, pieno di orti, e a Genova gli ortolani si chiamano ancora besagnini. Negli anni 30 fu deciso di trasformare il letto del Bisagno in un quartiere nuovo, e fu sepolto in quella galleria».

Il progettista di allora – non è vero che durante il fascismo le cose si facevano meglio – prese un abbaglio colossale e al tunnel sotto la ferrovia di Brignole e sotto al quartiere Foce diede le dimensioni di un fiume capace di 500 metri cubi d'acqua al secondo. Cremonini: «E invece sono 1.300. Così il Bisagno si riempie e allaga il quartiere». È avvenuto nel 1953, nel '70, nel '77, nel '92 e tante altre volte, anche venerdì scorso.
Cremonini e Misurale lavorano all'allargamento della galleria del Bisagno. Si è partiti dal mare, a fianco della Fiera. Sono stati spesi 60 milioni per ampliare il sottopassaggio fino alla questura; il Comune ha bandito un nuovo lotto da 30 milioni e per finire ne serviranno un'altra settantina.

Che ne è dello scolmatore che lei ha progettato? Cremonini: «Niente. Solamente il progetto. Sarebbe stato una valvola di sicurezza: il Bisagno e il Fereggiano in piena avrebbero tracimato le acque in eccesso in un tubo scavato sotto la montagna fino al mare. Costo dell'opera, 250 milioni. Negli anni 80 fu cominciata un'opera simile, ma per spostare l'intero fiume in una galleria e trasformare il fondovalle in una zona edificabile. Arrivarono le "talpe" che scavano le metropolitane, si trivellarono centinaia di metri di montagna. Ora quei buchi sono abbandonati». E le "talpe" sono ancora lì, testimoni rugginose della rapallizzazione

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