Il Sole 24 Ore
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15 novembre 2011

Si delinea la strategia di Washington contro Teheran


Gli Stati Uniti sembrano puntare sul sostegno a Israele e alle monarchie sunnite del Golfo Persico nel contrasto al programma atomico iraniano senza impegnarsi militarmente in azioni offensive.

Molti elementi sembrano infatti indicare il tentativo dell'Amministrazione Obama di applicare al teatro operativo iraniano lo schema già utilizzato con successo contro la Libia e contraddistinto, dopo la fase iniziale, da un ampio supporto offerto agli alleati e soprattutto ai franco-britannici.
In questo caso gli alleati da potenziare e proteggere dalle rappresaglie iraniane sono Israele, l'Arabia Saudita e gli emirati del Golfo. Lo stato ebraico ha già ricevuto un buon numero di ordigni antibunker,
bombe a penetrazione da 900 chili utili a raggiungere i bunker sotterranei nei quali sono nascosti i laboratori atomici iraniani. Per questo scopo Israele sembra aver attrezzato anche alcuni missili balistici Jericho dei quali è stata testata nei giorni scorsi una nuova versione) in grado di penetrare in profondità nel terreno prima di esplodere.

L'appoggio statunitense a Israele non è solo di tipo offensivo ma punta anche a migliorare la capacità di difendere Gerusalemme dai missili balistici Shahab che l'Iran ha costruito con il supporto della Corea del Nord. Israele dispone di tre linee di difesa antimissile e grazie ai fondi statunitensi ha potuto sviluppare e testare una nuova versione del missile antimissile Arrow, il più veloce e preciso Super Arrow. Proprio in questi giorni 5 mila soldati statunitensi delle unità antimissile si trovano in Israele per un'esercitazione congiunta che simula un consistente attacco missilistico dall'Iran.

Israele, ma neppure gli stati arabi del Golfo, possono permettersi il lusso di avere come vicino un Iran dotato di armi nucleari. Per questo l'ipotesi di un blitz aereo e missilistico israeliano da attuarsi con il supporto di Washington e la benevola non ingerenza degli stati arabi del Gulf Cooperatiion Counci(una sorta di Nato del Golfo) resta la più probabile opzione militare in questa crisi. Secondo indiscrezioni Washington sta per fornire agli Emirati Arabi Uniti 4.900 bombe a guida satellitare Jdam in parte nella versione antibunker che si aggiungono ad alcune centinaia di ordigni di questo tipo già in dotazione alle forze di Abu Dhabi. La consistenza di questa fornitura potrebbe indicare in realtà lo stockaggio di armi offensive da mettere a disposizione dei jet statunitensi e dei sei paesi del GCC in caso di guerra contro l'Iran.

A parlare esplicitamente di attacco militare sono state le indiscrezioni provenienti da Gerusalemme in occasione della presentazione del Rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica che ha confermato la natura militare del programma iraniano.
Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha affermato ieri che l'Iran è molto vicino a possedere la bomba nucleare. "L'Aiea riferisce solo le informazioni dettagliate che possono essere provate, fatti che possono essere presentati in tribunale", ha detto Netanyahu, citato dal sito Ynet news. "In pratica ci sono molte altre cose che vediamo e ora gli stati guida nel mondo devono decidere cosa fare per fermare l'Iran. Gli sforzi finora fatti non hanno impedito all'Iran di progredire verso la bomba ed oggi è più vicino ad ottenerla"

Anche il ministro degli Esteri britannico, William Hague, non esclude un'opzione militare dopo le voci di piani congiunti con gli stati Uniti per bombardare con missili da crociera i siti atomici iraniani.
"Noi non prevediamo questo (l'intervento militare) al momento non chiediamo un'azione militare né la raccomandiamo. Nello stesso tempo, diciamo che tutte le opzioni dovrebbero restare sul tavolo".
Israele intanto non sta con le mani in mano e ai suoi sabotatori del Mossad pare sia da attribuire la distruzione nei giorni scorsi di una base di missili balistici Shahab 3 e l'uccisione di un alto ufficiale dei pasdaran i Guardiani della rivoluzione islamica, corpo scelto che gestisce le armi strategiche iraniane.

Lo sostiene il Guardian citando in forma anonima l'ex direttore di un'organizzazione statale iraniana strettamente legata al regime. "Penso che l'esplosione di sabato fosse parte di una guerra clandestina contro l'Iran, condotta da Israele", ha detto la fonte, ricordando una simile esplosione avvenuta nel 2010 a un'altra base missilistica delle Guardie della Rivoluzione a Khorramabad. "Ho informazioni che entrambe questi incidenti sono l'opera di sabotaggio da parte di agenti israeliani, con l'obiettivo di fermare il programma missilistico", ha aggiunto. In tutte e due le basi erano stoccati missili Shabaab-3, la cui portata di oltre 2 mila chilometri è sufficiente a raggiungere Israele e per i quali è stata messa a punto una testata atomica. Nell'esplosione di sabato sono morti 17 pasdaran incluso il generale Hassam Moghaddam, responsabile del programma per i missili balistici.

Negli anni scorsi è stata attribuita a Israele l'uccisione di tre scienziati nucleari iraniani, il tentato assassinio di un dirigente del programma di ricerca nucleare e il virus informatico Stuxnet che ha bloccato per mesi i laboratori atomici iraniani. Teheran aveva attribuito inizialmente l'esplosione della base missilistica a un incidente durante il trasporto di munizioni ma fonti d'intelligence statunitensi hanno confermato a Time che il sabotaggio è stato effettuato dal Mossad che distruggendo le basi e i missili balistici riduce le possibilità dell'Iran di effettuare rappresaglie in caso di attacco ai suoi siti atomici .


15 novembre 2011