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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2012 alle ore 06:37.

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La certificazione nero su bianco della recessione è arrivata dall'Istat la scorsa settimana: il Pil negli ultimi tre mesi del 2011 è sceso dello 0,4% rispetto a un anno prima. Tradotto in termini pratici la frenata significa minori ricavi o compensi per imprese, lavoratori autonomi e professionisti. Un dato di cui anche il fisco ora dovrà tenere conto. L'asse portante degli interventi anti-crisi per ridurre il fatturato "atteso" dall'amministrazione finanziaria sarà rappresentato dagli studi di settore. Ma non solo. Il cantiere resta aperto anche sulle società in perdita per il terzo anno consecutivo, sulla riscossione e sul redditometro.
Tre direttrici
La circolare diffusa venerdì dall'Agenzia ha in parte anticipato le direttrici sugli studi di settore ma - come risulta a Il Sole 24 Ore - i ritocchi riguarderanno almeno tre fronti e tutto si giocherà nel giro dei prossimi 60 giorni. Prima di tutto i correttivi anti-crisi, che saranno differenziati per settori e soprattutto per territorio. In pratica, il fisco «chiederà» di meno solo ai comparti che avranno accusato di più gli effetti della crisi. È il caso, ad esempio, dell'edilizia che ha visto peggiorare la situazione rispetto al 2010 ma anche di tutte quelle attività che non hanno uno sbocco nell'export e che dipendono quasi esclusivamente dalla domanda interna. I prossimi giorni saranno decisivi. La Sose (la società che gestisce la macchina degli studi di settore) ha avviato l'analisi di oltre 4 milioni di comunicazioni Iva appena arrivate: uno snodo fondamentale per capire chi ha sofferto di più o di meno e che consentirà anche di ricostruire il quadro di un intero quinquennio non proprio all'insegna della crescita economica. La logica di fondo, però, non cambia. Si lavorerà per tenere maggiormente in considerazione i costi sostenuti da imprese e professionisti per non lasciare spazio a eventuali "manipolazioni" dei risultati. Il ruolino di marcia intravede come traguardo la settimana di Pasqua, quando i correttivi dovrebbero essere sottoposti all'esame della commissione degli esperti (in cui sono rappresentate le categorie, gli ordini e l'amministrazione finanziaria) per l'approvazione.
Il secondo fronte di intervento punta, invece, a incoraggiare l'adeguamento spontaneo. Qualcosa di più del bollino blu ipotizzato dal direttore delle Entrate, Attilio Befera, perché l'obiettivo è agevolare la vita fiscale di chi rispetta le regole. Il decreto salva-Italia di dicembre ha fissato la cornice: stop agli accertamenti facili (quelli basati su semplici indizi di evasione), tempi più stretti per i controlli, redditometro e "sintetico" più tolleranti (la luce rossa per il fisco si accende se l'effettivo tenore di vita ricostruito supera del 33% e non del 20% il reddito dichiarato). Tutele che richiedono l'indicazione fedele di tutti i dati richiesti dalle Entrate e che il contribuente risulti in linea con i nuovi indicatori di coerenza. L'Agenzia è al lavoro per definire i parametri e per il decreto attuativo: l'orizzonte temporale è la fine di aprile, anche perché il nuovo regime varrà già dalle prossime dichiarazioni. Il cerchio dovrebbe chiudersi poi con l'ultimo fronte: il software per verificare la propria posizione con il fisco (si chiama Gerico) dovrebbe essere disponibile entro maggio (lo scorso anno la versione definitiva arrivò il 10 giugno).
Gli altri adeguamenti
L'«adeguamento» del fisco alla crisi non si ferma agli studi di settore. Le società in perdita per il terzo anno consecutivo rischiano di essere considerate di comodo e quindi di dover pagare una maxi Ires del 38 per cento. Per evitare una valanga di interpelli, l'Agenzia dovrebbe chiarire a breve le situazioni in cui il «rosso» fiscale è strutturale o collegato alla congiuntura economica e in cui non scatta la penalizzazione.
Anche il nuovo redditometro (si veda l'articolo a lato) potrebbe subire qualche intervento per misurare nel modo più fedele possibile il reddito dei contribuente. Mentre molti passi sono stati fatti sulla riscossione: sia le ultime leggi che le direttive di Equitalia puntano a rendere più flessibile il pagamento a rate dei debiti. In questo senso, l'esperienza (con annesse polemiche e proteste) dell'ultimo anno sembra aver insegnato molto.
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