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Dalla Ue 100 miliardi alle banche spagnole

Beda Romano



BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
Dopo molte incertezze, la Spagna ha ceduto ieri alle pressioni internazionali, annunciando l'intenzione di chiedere l'aiuto europeo per rafforzare il proprio sistema bancario in grave crisi finanziaria. I governi della zona euro hanno deciso di mettere a disposizione «fino a 100 miliardi di euro», in cambio di una ristrutturazione del settore creditizio. La sfida sarà ora di negoziare i dettagli tecnici di un accordo finanziario che ieri sera era sostanzialmente politico.
«Il governo spagnolo dichiara che intende chiedere aiuti europei per la ricapitalizzazione delle banche che ne hanno bisogno», ha detto il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, a Madrid dopo aver partecipato a una riunione dell'Eurogruppo in teleconferenza. In un comunicato i ministri delle Finanze si sono detti pronti a rispondere «favorevolmente alla richiesta». I prestiti europei dovranno servire a coprire «i requisiti patrimoniali, tenendo conto anche di un margine di sicurezza».
Le banche spagnole sono alle prese con una gravissima crisi provocata dallo scoppio della bolla immobiliare. Da Washington, il Fondo monetario internazionale ha stimato che le necessità di ricapitalizzazione degli istituti spagnoli è di almeno 40 miliardi di euro. L'annuncio di ieri è giunto dopo una serie di riunioni tecniche nelle quali i partner hanno messo Madrid sotto pressione. L'ipotesi di una teleconferenza straordinaria dell'Eurogruppo era circolata già venerdì.
La Spagna diventerà quindi il quarto paese della zona euro a chiedere l'aiuto europeo, dopo l'Irlanda, la Grecia e il Portogallo. Ma il pacchetto, spagnolo a differenza degli altri, è solo rivolto alle banche, non anche allo stato. «La notivà è importante - spiega un diplomatico europeo -. L'idea è che le difficoltà macroeconomiche della Spagna vengono affrontate nella procedura di deficit eccessivo. In questa occasione non sono state chieste nuove misure di austerità al Paese».
Lo stesso ha voluto sottolineare ieri il ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos in una conferenza stampa a Madrid: «Questo è un prestito che si riceve in condizioni molto favorevoli, più favorevoli di quelli di mercato. Pertanto non c'è il minimo salvataggio». Vi è ancora incertezza su quando la richiesta sarà presentata. Finora Madrid aveva sempre detto di voler aspettare l'analisi dei conti bancari affidata a società di consulenza indipendenti e attesa entro il 21 giugno.
I prestiti europei andranno al Fondo de Reestructuración Ordenada Bancaria (Frob), un ente pubblico che avrà il compito di convogliare verso le banche in crisi il denaro proveniente dal Fondo di stabilità europeo Efsf o dal futuro Meccanismo europeo di stabilità Esm. Il dettaglio non è banale poiché i prestiti dell'Efsf non godono di una precedenza di rimborso, a differenza dei prestiti del l'Esm, il cui uso quindi potrebbe potenzialmente far paura agli obbligazionisti spagnoli.
Al pacchetto saranno associate misure anche radicali di ristrutturazione degli istituti di credito. Il controllo sull'uso del denaro sarà affidato alla Commissione, alla Banca centrale europea e all'Fmi, che a differenza che in altri casi non metterà a disposizione denaro. A quanto risulta, la discussione tra i ministri, durata due ore e mezzo, non è stata troppo difficile. Alcuni Paesi - come l'Olanda - hanno rumoreggiato, assicurandosi prima di dare il benestare che il Fondo avrebbe avuto un ruolo.
Se l'Eurogruppo ha deciso di mettere sotto pressione la Spagna è perché voleva assolutamente lanciare un segnale rassicurante agli Stati Uniti prima del prossimo G-20 di fine giugno, ed evitare un peggioramento della situazione a ridosso delle elezioni greche del17 giugno, che sono diventate un referendum sulla permanenza del paese nella zona euro. E in effetti il segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner ha elogiato l'azione dell'Eurogruppo sulla Spagna affermando che si tratta di «concreti passi sulla strada dell'unione finanziaria».
Non basta. A Bruxelles corre voce che anche Cipro, fortemente esposta all'economia greca, possa chiedere a breve il sostegno dei suoi partner.
L'intesa di ieri è politica. Le parti dovranno ora mettersi d'accordo sui vari aspetti tecnici, a cominciare dall'ammontare degli aiuti, dalle condizioni da imporre agli istituti di credito, e dalla natura dei prestiti (contanti od obbligazioni). Non si possono naturalmente escludere difficoltà e incertezze, come è avvenuto in molti casi precedenti. Dalle parole di ieri di de Guindos era chiaro il tentativo spagnolo di evitare che il pacchetto venga considerato un salvataggio sovrano.
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