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Questo articolo è stato pubblicato il 03 agosto 2012 alle ore 10:21.

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La domanda più diffusa tra gli appassionati di calcio, in queste calde ore d'agosto, a una ventina di giorni dal calcio d'inizio della stagione 2012/2013, è se il caso degli investimenti cinesi nel capitale dell'Inter (anche se smentito proprio questa mattina) resterà isolato o se nei prossimi mesi/anni la serie A sarà invasa dai capitali stranieri sul modello Premier league.

Di voci, in effetti, su interessamenti e trattative più o meno segrete, al netto di episodi legati più al folklore che alla finanza, se ne sono rincorse e se ne rincorrono tante. Le più insistenti negli ultimi tempi riguardano l'altra sponda di Milano, quella rossonera, alle prese con un'austerity simili a quella in atto in casa nerazzurra.

A metà giugno si era parlato insistentemente di un interessamento al Milan da parte di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, primo ministro e vice presidente degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai. Interessamento ritualmente smentito. Anche se il presidente rossonero Silvio Berlusconi proprio in questi giorni ha ribadito che le porte per gli investitori esteri restano "aperte".

Qualche mese fa era stato il presidente del Palermo Maurizio Zamparini a rivelare il concreto interesse per l'ingresso nella società rosanero di un investitore arabo, Ahmub Zubeidi: "Il primo passo è stato fatto. C'è già una società che si chiama Mondo Italia, formata una settimana fa a Dubai. Questa società avrà il compito di trovare gli investitori. Questa struttura non si occuperà solo del Palermo ma anche del settore turistico e altri business. L'obiettivo è quello di investire sul Palermo 200 milioni di euro per i prossimi 5 anni". L'affare non pare abbia fatto però ulteriori passi avanti.

Ad oggi nella massima serie, a parte la partecipazione della China Railway nell'Inter ancora da chiarire, si conta una sola proprietà estera. I soci americani (in primis mistrer James Pallotta) che dal luglio 2011 controllano il 60% della Roma (mentre il 40% eè ancora nelle mani di Unicredit). Un'altra partecipazione storica di investitori stranieri era quella dei libici nel capitale della Juventus. Una partecipazione decennale che tuttavia dopo l'ultimo aumento di capitale da 120 milioni approvato a inizio anno Torino, si è ridimensionata. L'azionista libico Lafico, infatti, bloccato dalle vicende che hanno portato al cambio della guardia a Tripoli, non ha sottoscritto la propria quota (pari a circa 9 milioni di euro) scendendo dal 7,5% all'1,5%.

Un discorso a parte, invece, va fatto per l'Udinese. La famiglia Pozzo (che controlla il club friulano attraverso una holdind lussemburghese) ha avviato da tempo una politica di investimenti all'estero. Dopo aver acquistato nel 2009 il Granada, portando il club dopo 35 anni di assenza a disputare l'anno scorso la Liga, la proprietà friulana ha ampliato il gruppo acquisendo a giugno il Watford per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. Il club inglese, attualmente in Championship, in passato aveva avuto come presidente niente meno che Elton John.

Una scelta controcorrente, quella dell'investimento all'estero, che alcune settimane fa ha confessato di poter fare anche il patron del Napoli, Aurelio De Laurenitiis, che si è detto interessato all'acquisizione di un club estero per allargare il proprio giro d'affari nel mondo del calcio.

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