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Questo articolo è stato pubblicato il 11 dicembre 2012 alle ore 09:59.

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Undici arresti tra dirigenti e funzionari pubblici del ministero delle Politiche Agricole e imprenditori con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'operazione "Centurione". Li ha eseguiti oggi, in seguito a un'ordinanza del gip Flavia Costantini, il comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza sulla base di accuse di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, di turbata libertà degli incanti e di turbata libertà nella scelta del contraente. Per le stesse ipotesi di reato sono indagate in tutto 37 persone, di cui 13 sono dirigenti e funzionari pubblici. Contestualmente é stato eseguito nei confronti degli indagati il sequestro preventivo di denaro e beni per un valore di oltre 22 milioni. Ammontano invece a 32 milioni di euro i contributi statali illecitamente percepiti da alcuni imprenditori grazie alla corruzione dei funzionari del Ministero.

Le indagini sono state condotte dal nucleo di Polizia tributaria della capitale e coordinate dal procuratore aggiunto, Nello Rossi, e dal sostituto procuratore, Stefano Fava, del gruppo "reati contro l'economia" della procura della Repubblica di Roma. Dall'inchiesta é emerso un diffuso sistema corruttivo radicato nell'ambito del ministero. «Quasi tutte le attività del ministero delle Politiche agricole sono state inquinate da una corruzione diffusa variegata e circolare», ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Lello Rosso, nel corso di una conferenza stampa.

Tra gli arrestati c'é anche Giuseppe Ambrosio, attualmente direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura e capo della segreteria del sottosegretario Braga. Ambrosio, soprannominato "il Centurione" (da cui il nome dell'operazione), é stato arrestato oggi assieme alla moglie e a una persona di fiducia, entrambi dipendenti del ministero. Per il dirigente l'accusa non é soltanto quella di avere favorito, dietro compenso, alcuni imprenditori ma anche di avere cooperato alla concessione di contributi pubblici in favore del Comune di Maratea e di Todi, rispettivamente per 63.500 e 125mila euro, ricevendo in cambio l'omessa vigilanza edilizia su alcune opere realizzate abusivamente nelle ville di proprietà. Ville per la cui realizzazione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il funzionario ha impiegato risorse per circa 1,27 milioni di euro «non coerenti con il proprio reddito familiare».

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