Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2014 alle ore 19:01.

My24

È puntato su tre date «sensibili» il nuovo filone d'inchiesta sulla presunta compravendita-bis di senatori e deputati nell'ultima legislatura. Ipotesi su cui stanno lavorando la Procura di Napoli e la guardia di finanza dopo il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, accusati di aver favorito – attraverso il pagamento di tre milioni di euro, due dei quali in nero – il passaggio dell'allora esponente dipietrista di Palazzo Madama, Sergio De Gregorio, dal centrosinistra al centrodestra.

I reati contestati, che riguarderebbero una decina di politici, alcuni dei quali non più rieletti, sono corruzione e finanziamento illecito. In particolare, gli inquirenti si stanno concentrando sul voto di sfiducia al premier Silvio Berlusconi (14 dicembre 2010) e su quelli relativi ai casi Ruby e diritti tv. Non ci sono ancora iscrizioni nel registro degli indagati anche se, in ambienti giudiziari, l'attenzione è concentrata sulla pattuglia di «finiani» che salvò il presidente del Consiglio dalla spallata che il neonato partito «Futuro e Libertà» e le opposizioni di sinistra era pronti ad assestargli (il Cav si salvò per soli 3 voti di scarto). E cioè Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini, Giampiero Catone e Silvano Moffa.

Tutti sono poi stati chiamati a ricoprire incarichi di responsabilità: la Polidori è diventata sottosegretario allo Sviluppo, mentre gli altri tre sono diventati – rispettivamente – consigliere di amministrazione delel Poste, sottosegretario all'Ambiente e presidente della commissione Lavoro della Camera. Quanto il loro comportamento in Aula, in dissenso con le indicazioni di partito, possa aver poi influito sulle nomine è il «cuore» dell'attività investigativa delle «fiamme gialle» e della stessa inchiesta: qual è il confine che differenzia una valutazione critica di natura politica e ideologica da una vincolata a un atto corruttivo?

Il lavoro degli inquirenti, in questo senso, è tutt'altro che semplice anche perché, oltre alle indicazioni del reoconfesso De Gregorio, che ha parlato di una vera e propria tratta dei parlamentari in occasione degli ultimi (convulsi) mesi della scorsa legislatura, «pistole fumanti» al momento non ci sono, o almeno non si vedono. Tant'è che i finanzieri si sono limitati ad acquisire documenti (pubblici) sulle sedute parlamentari con l'obiettivo, tutt'altro che facile, di verificare eventuali rapporti di causa-effetto tra votazioni e incarichi. Su questa base, d'intesa poi coi pubblici ministeri, dovranno decidere chi interrogare e su quali argomenti.

Che la Procura partenopea (pm Woodcock, Curcio, Vanorio e Piscitelli) fosse convinta dell'esistenza di un illegale «sistema di elargizioni» nei confronti di deputati e senatori, pronti a tradire il mandato elettorale per appoggiare Berlusconi, era chiaro comunque da mesi: nel capo di imputazione del Cav nel processo in corso a Napoli, infatti, si fa riferimento a «una più ampia e deliberata strategia politica di erosione della ridotta maggioranza numerica che sosteneva l'esecutivo in carica... tesa ad assicurarsi il passaggio al proprio schieramento del maggior numero di senatori tra quelli che avevano votato la fiducia all'esecutivo Prodi». La novità consiste, però, nel periodo di riferimento: non più il biennio 2007/2008 ma la penultima legislatura.

L'impostazione investigativa, a questo punto, appare quasi scontata: oltre a incarichi e nomine di natura politica (e, dunque, discrezionale che possono essere sempre difesi appellandosi a giudizi di valore) gli investigatori dovranno mettersi a caccia di bonifici e assegni che, come nel caso di De Gregorio, proverebbero l'elargizione di somme di denaro a quel punto difficilmente giustificabili. E questo investirebbe, secondo alcune indiscrezioni, non solo i conti dei singoli parlamentari (nessuno è indagato e lo stesso riferimento ai quattro di Fli è un pure elemento statistico e storico) ma anche quelli di fondazioni e associazioni a loro vicine.

Intanto, per il processo sulla presunta corruzione di Sergio De Gregorio il Tribunale si è aggiornato al prossimo 17 febbraio dopo aver accolto, stamattina, le istanze degli avvocati del Cav che avevano lamentato l'irritualità della dichiarazione di contumacia, nei confronti di Berlusconi, effettuata dal precedente collegio poi astenutosi e, quindi, impossibilitato ad adottare alcun atto. In quella occasione, si proseguirà con le costituzioni di parte civile del Senato e di «Italia dei Valori», mentre non si costituirà Romano Prodi, premier incaricato dell'epoca.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi