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Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2014 alle ore 06:41.
L'ultima modifica è del 03 luglio 2014 alle ore 17:58.

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BUSTO ARSIZIO - Nell'Audi parcheggiata davanti alla stazione di Varese, il consulente italoamericano Guido Hascke è nervoso. È l'8 aprile 2011, l'inchiesta sulla presunta mazzetta pagata da Finmeccanica per la vendita di 12 elicotteri Agusta Westland all'India non è ancora partita e Hascke preme sull'amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, per impedire che 10 milioni che gli spetterebbero per la sua mediazione vengano "retrocessi" a qualcun altro. Per quale motivo? «Perché forse deve essere data una compensazione alla Lega Nord», si sarebbe giustificato Hascke. La scena è stata ricostruita ieri nell'aula del tribunale di Busto Arsizio dallo stesso manager di Ansaldo Energia, sentito come teste nel processo che vede imputati l'ex ad e presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e l'ex numero uno di Agusta Westland, Bruno Spagnolini, per corruzione internazionale e false fatturazioni.

Volano scintille in aula quando il procuratore aggiunto Eugenio Fusco incalza Zampini sulla presunta tangente alla Lega Nord. Anche perché le parole del manager contrastano con quanto Hascke ha già raccontato nella stessa aula, e cioè che «l'ipotesi dei soldi alla Lega fu avanzata da Zampini» e non da lui. Ma il numero uno di Ansaldo Energia ribatte con forza: «Lo ripeto, lo riconfermo, è stato Hascke a dirlo».

La questione non è di poco conto, perché l'ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni, aveva parlato già agli albori dell'inchiesta di un pagamento alla Lega Nord come ricompensa per aver ottenuto la designazione di Orsi. Circostanza, questa, sempre smentita dall'ex segretario della Lega, Roberto Maroni. Il quale veniva però ringraziato dallo stesso Orsi qualche mese dopo la sua nomina: «Io dico sempre comunque se non c'è Roberto Maroni a fare l'ultimo miglio, col cavolo che io qua c'ero», diceva il neo ad di Finmeccanica a Maroni in una telefonata (intercettata) del 1° dicembre 2011. Ma poi Borgogni nell'aula del processo, pochi giorni fa, aveva fatto una mezza retromarcia, affermando che quelle sulla mazzetta alla Lega erano solo «voci». E così, ieri Orsi ha denunciato Borgogni per calunnia. «Non c'è il ben che minimo riscontro all'ipotesi che una somma sia arrivata alla Lega Nord - ha spiegato il legale di Orsi, l'avvocato Ennio Amodio -. È una storia sicuramente inventata». Orsi, intanto, ha chiesto a Finmeccanica gli stipendi che non gli sono stati corrisposti a partire dal 12 febbraio 2013, quando fu arrestato per la presunta tangente. È stato l'ad di Finmeccanica, Alessandro Pansa, a rivelarlo durante la sua testimonianza, subito dopo quella di Zampini. «Ma la nostra intenzione - ha aggiunto - è di resistere e adire al giudice ordinario».

Fusco ha poi mostrato a Pansa le immagini delle carcasse di 14 vecchi elicotteri Westland Wg30 venduti anni fa all'India e riacquistati nel 2012 dalla Agusta Westland per 18 milioni di euro. Un'operazione dal percorso assai tortuoso. Gli elicotteri, infatti, vengono prima rilevati dal mediatore Christian Michell per 4,7 milioni e rivenduti subito dopo alla Agusta per 18 milioni. Perché? Pansa ha risposto che la società aveva ricomprato gli elicotteri per facilitare la vendita dei 12 nuovi apparecchi al governo indiano. L'operazione, comunque, aveva «stupito» Pansa. È a questo punto che il pm Fusco mostra un articolo del giornale inglese The Guardian del 2000: si parla del riacquisto da parte di Westland di nove vecchi elicotteri W30. Il prezzo? Solo 900mila sterline.
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