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Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2014 alle ore 13:17.
L'ultima modifica è del 06 giugno 2014 alle ore 17:16.

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LONDRA - Operazione trasparenza per Vodafone: il colosso delle telecomunicazioni oggi rivela come in diversi Paesi le autorità e le agenzie governative abbiano chiesto e ottenuto accesso alle telefonate e ai dati degli utenti. Nel "Disclosure Report", pubblicato oggi, Vodafone spiega in dettaglio la situazione attuale e le regole in vigore in ognuno dei 29 Paesi nei quali opera.

L'Italia spicca per il maggiore numero di richieste di intercettazioni legali: lo scorso anno sono state 605.601, contro ad esempio 48.679 per la Spagna. In Italia, spiega il rapporto, il ministero di Giustizia pubblica le statistiche sul numero di richieste di intercettazioni legali avanzate da autorità e agenzie governative, quindi i dati sono disponibili e pubblicabili. La Gran Bretagna, invece, «proibisce la rivelazione di richieste di intercettazioni legali».

Ognuna delle controllate Vodafone deve osservare le leggi del Paese nel quale opera e la situazione varia notevolmente nelle 29 giurisdizioni. In alcuni casi le autorità non hanno bisogno di un'autorizzazione per accedere ai dati degli utenti: «In un piccolo numero di Paesi la legge prevede che alcune agenzie e autorità abbiano accesso diretto alla rete degli operatori, senza alcun controllo operativo sulle intercettazioni legali da parte dell'operatore», spiega il rapporto, senza poter rivelare i nomi dei Paesi interessati perché sarebbe illegale.

Il gruppo sottolinea che «non consente accesso a dati degli utenti da parte di alcuna autorità o agenzia governativa a meno che non sia un obbligo legale», ma invita tutti i Governi a modificare la legge in modo da rendere le interecettazioni sempre legali e autorizzate.

La decisione di Vodafone di pubblicare questo rapporto è una risposta alle sfide aperte dalle rivelazioni di Edward Snowden sullo 'spionaggio di Stato' che tante polemiche ha causato sui legittimi poteri di sorveglianza e intercettazione dei Governi. Il gruppo britannico sottolinea che gran parte della legislazione sulla privacy e sulla sorveglianza é antiquata e invita ad aggiornarla all'era di internet e degli smartphone.

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