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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2014 alle ore 18:28.
L'ultima modifica è del 14 giugno 2014 alle ore 16:59.

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La figlia di Saddam, Raghad Hussein in una foto di repertorio (Ap)La figlia di Saddam, Raghad Hussein in una foto di repertorio (Ap)

Circa 40.000 persone sono fuggite negli ultimi giorni dalle città di Tikrit e Samarra occupate dagli islamisti, secondol'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), citando proprie fonti presenti sul terreno, dopo aver riferito nei giorni scorsi di mezzo milione di persone in fuga da Mosul, la seconda città irachena finita in mano ai jihadisti martedì scorso. L'insicurezza si sta diffondendo in tutto l'Iraq e noi prevediamo una prolungata crisi umanitaria», ha detto il coordinatore per le emergenze dell'Oim a Baghdad, Mandie Alexander.

La marcia verso Baghdad. È questo l'obiettivo finale dei ribelli, i miliziani dello Stato islamico di Iraq e Siria (Isis) che hanno già conquistato altri importanti città e province dell'Iraq. Nelle stesse ore l'Iran ha dispiegato tre battaglioni delle forze speciali dei Pasdaran (al Quds) in Iraq per affiancare i soldati di Baghdad. Un conflitto che pare destinato ad assumere una dimensione regionale.

Centinaia di persone uccise dai jihadisti
Centinaia di persone sono state uccise nell'avanzata degli jihadisti denuncia il portavoce dell'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Rupert Colville, secondo cui in molti casi si è trattato di «esecuzioni sommarie di soldati iracheni». «Non è ancora noto il numero esatto di vittime civili, ma dai rapporti che abbiamo ricevuto dall'Unami (la missione Onu in Iraq) emerge che fino a questo momento i morti sarebbero centinaia e quasi mille i feriti», ha spiegato Colville, nel corso di un briefing a Ginevra. Gran parte dei miliziani sono iracheni, ha spiegato Colville, che ha parlato anche di rapporti dai quali emergono «eccessi» da parte delle forze governative e in particolare ha citato il «bombardamento di zone civili il 6 e l'8 giugno a Mosul, che ha provocato fino a 30 morti».

L'Iran invia i pasdaran
«L'avanzata degli islamisti in Iraq è una «minaccia per l'Occidente». È l'avvertimento lanciato dal segretario di Stato Usa John Kerry, da Londra. Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha assicurato al premier iracheno, Nuri al-Maliki, che il suo governo garantira' "pieno sostegno" a Baghdad nella battaglia contro i jihadisti dello Stato islamico (Isil). Nel corso di un colloquio telefonico - riporta una nota diffusa dall'ufficio presidenziale iraniano - Rohani ha affermato che Teheran fara' il massimo per "combattere i massacri e i crimini dei terroristi". L'Iran - ha aggiunto il presidente - "non permettera' ai sostenitori dei terroristi di destabilizzare l'Iraq". Rohani ha quindi mostrato apprezzamento per le parole della massima autorita' sciita dell'Iraq, l'ayatollah Ali al-Sistani, che durante la tradizionale preghiera del venerdi' ha rivolto un appello a imbracciare le armi contro i jihadisti dello Stato islamico. Secondo il Wall Street Journal, due battaglioni della brigata al-Quds, le forze speciali dei pasdaran iraniani, sono già stati dispiegati nel nord dell'Iraq

Papa Francesco vicino alle popolazioni
La Nunziatura apostolica in Iraq ha fatto sapere - attraverso Radio Vaticana - che Papa Francesco «segue costantemente gli sviluppi della situazione ed è vicino alla sofferenza delle popolazioni». Preoccupazione e vicinanza è stata espressa anche dal prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, il cardinale Leonardo Sandri.

Sostegno anche da Pechino
Anche il governo cinese è pronto a fornire a Baghdad "ogni aiuto possibile" per affrontare l'emergenza legata all'offensiva dei jihadisti dello Stato islamico, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, nel corso di una conferenza stampa. "La Cina sta prestando molta attenzione alla recente situazione della sicurezza in Iraq - ha affermato Hua - e si augura che l'Iraq possa tornare stabile e sicuro il prima possibile". "Per molto tampo - ha aggiunto la portavoce - la Cina ha fornito all'Iraq ogni sorta di aiuto ed e' pronta a dare qualsiasi aiuto possibile".

La situazione sul campo
L'emittente televisiva «al Jazeera» riporta che i miliziani controllano un'ampia zona nella parte nord-occidentale dell'Iraq e sono a 80 chilometri da Baaquba e 65 da Baghdad.
Intanto dal Dipartimento di Stato americano, dopo che il presidente Barack Obama aveva promesso azioni immediate per far fronte alla nuova crisi in Iraq, è arrivata la notizia che i contractors torneranno temporaneamente in Iraq a fronte delle preoccupazioni per l'avanzata jihadista. Gli Stati Uniti hanno ordinato l'evacuazione del personale nella base aerea di Balad, dinanzi all'offensiva jihadista dell'Isis. «Possiamo confermare - ha detto il portavoce del dipartimento di Stato americano Jen Psaki - che i cittadini americani sotto contratto con il governo iracheno sono temporaneamente trasferiti dalle loro società a causa dei timori per la sicurezza nell'area». Lo stesso portavoce ha poi precisato che non cambia lo status dello staff dell'ambasciata americana a Baghdad e dei consolati.

Oscurati i social media
Facebook, Instagram, Youtube e altri social network e piattaforme Internet sono state oscurate oggi in Iraq. Al ministero delle Telecomunicazioni non è stato possibile contattare alcun funzionario che desse una spiegazione del blocco.

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