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Questo articolo è stato pubblicato il 01 luglio 2014 alle ore 10:48.
L'ultima modifica è del 01 luglio 2014 alle ore 10:54.

ReutersReuters

L'Iraq in fiamme, con le regioni nordoccidentali proclamate califfato islamico. La Siria ostaggio di una guerra civile sempre più cruenta che si trascina da tre anni. Il fragile Libano colpito dalle autobomba e schiacciato da un'ondata di profughi senza precedenti. L'ultima cosa da augurarsi era un altro focolaio di violenza nella regione che finora era uscita sostanzialmente indenne dal caos mediorientale. Il ritrovamento dei corpi dei tre adolescenti israeliani, scomparsi lo scorso 12 giugno in Cisgiordania, rischia ora di innescare un conflitto dalle conseguenze imprevedibili.

La rappresaglia israeliana sarà probabilmente dura. Le dichiarazioni bellicose del Governo di Gerusalemme nei confronti di Hamas, ritenuto responsabile della morte dei tre studenti, non preludono a nulla di buono.

Quando, il 25 giugno del 2006, il caporale israeliano Gilad Shalit fu rapito da un commando palestinese a Kerem Shalom, località israeliana non lontana dal confine con la Striscia di Gaza, la risposta di Gerusalemme fu rapida e severa. Il 28 di giugno scattò l'operazione "Piogge estive", la prima azione militare che coinvolse l'ingresso di truppe di terra nella zona dopo il piano di ritiro unilaterale di Israele da Gaza del 2005. Furono mobilitati migliaia di uomini e decine di mezzi di esercito, marina e aeronautica. In pochi giorni l'aviazione israeliana bombardò diversi obiettivi. Furono colpiti palazzi ministeriali, magazzini di armi, fabbriche di razzi, ma anche diverse strutture civili. Hamas si trovò in grandi difficoltà. Forse avrebbe potuto anche cedere se un conflitto dalle dimensioni più importanti non fosse scoppiato, il 12 luglio, sul confine settentrionale: la guerra con i miliziani di Hezbollah. Un conflitto che durò 34 giorni e che mise in difficoltà il Governo dell'allora premier Ehud Olmert. La Galilea si trovò per un mese sotto un pioggia di razzi katiuscia.

Questa volta non si tratta di un militare rapito. Ma di tre teenager brutalmente giustiziati. Una tragedia nazionale per Israele.
Tsahal, l'esercito israeliano, ha i mezzi e la tecnologia per infliggere un durissimo colpo ad Hamas, accusato da Gerusalemme di essere uno sponsor del terrorismo . Potrebbe anche distruggere una volta per tutte il movimento islamico, che nel 2007 si è impadronito della Striscia di Gaza dopo una sanguinoso guerra civile con il movimento palestinese di Fatah. Ma se vorrà davvero chiudere i conti con Hamas dovrà riportare i suoi carri armati e le sue truppe a Gaza. E in questo caso il prezzo da pagare potrebbe essere alto. Hezzedin al Qassam , il braccio armato del movimento islamico, non ha le capacità militari dei miliziani di Hezbollah. Ma negli ultimi anni, grazie agli istruttori militari inviati dall'Iran, ha migliorato molto l'addestramento delle sue unità (secondo alcune fonti oggi disporrebbe anche di mine e razzi anti carro) . Ma soprattutto è andato rafforzando il suo arsenale di razzi. Stando alle dichiarazioni dei vertici del movimento islamico, disporrebbe di testate in grado di colpire Tel Aviv o addirittura Haifa. Probabilmente esagerazioni. Ma i razzi, per quanto rudimentali, che da Gaza sono stati lanciati contro i territori israeliani anche negli ultimi giorni, potrebbero comunque causare non pochi problemi alla popolazione israeliana. Così come il pericolo dei kamikaze. Per quanto inoffensiva negli ultimi anni, e per quanto Gerusalemme sia riuscita a contenerla, l'armata degli uomini bomba rappresenta ancora una grave minaccia per Israele.

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