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Questo articolo è stato pubblicato il 02 luglio 2014 alle ore 14:56.
L'ultima modifica è del 03 luglio 2014 alle ore 20:46.

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La replica di Renzi: Weber dimentica che Germania ha violato limiti
Le parole usate da Weber non sono piaciute al premier, che in sede di replica ha ricordato, nel caso il capogruppo Ppe parlasse per la Germania, «che proprio in questa sala fu concesso alla Germania non la flessibilità ma di violare i limiti, cosa che ha consentito alla Germania di crescere». «L'Italia - ha ricordato poi il premier - ha un debito pubblico molto alto ma ha una ricchezza pubblica e privata che e' quattro volte il debito pubblico», e «l'atteggiamento di chi immagina di stare qui a fare la morale agli altri e' da respingere al mittente». «Questo paese - ha concluso Renzi riferendosi sempre all'Italia - ha non solo una grande storia ma ha un futuro. E se qualcuno immagina di venirgli a fare le lezioni ha sbagliato posto».

Verhofstadt: usare Ue come motore di crescita. Farage (Ukip) dà un 7 a Renzi
Più positivo nel suo intervento il capogruppo dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt, che ha dato il benvenuto al presidente del Consiglio ricordando come con Berlusconi «abbiamo perso 10 anni a parlare di calcio e di donne». Per Verhofstad è necessario utilizzare l'Europa «come motore di crescita» perché l'espansione su base nazionale è un vecchio modello che «non funziona» e porta solo ad altro debito. Nigel Farage, leader dell`Ukip, il partitro euroscettico uscito vincitore dal voto europeo nel Regno Unito ha invece assegnato un bel voto a Matteo Renzi per il suo discorso di apertura del semestre italiano in Europa. «È stata una performance da 7». Da Renzi - ha spiegato Farage intervistato da Sky TG24 - molta passione ma poca sostanza. In termini di contenuti ha parlato poco di economia. Si tratta di un giovane Tony Blair con un discorso di afflato europeo ma di sostanza - ha ribadito - c`è molto poco, soprattutto su temi economici».

Agli europarlamentari italiani: priorità coraggio e orgoglio
Poco prima di salire sul palco degli oratori, Renzi ha incontrato gli europarlamentari italiani a Strasburgo cui ha spiegato che «La cifra italiana del nostro semestre, la parola chiave, deve essere coraggio ed orgoglio perché è il tempo in cui coraggio ed orgoglio sono richiesti all'Europa e all'Italia». Il Governo, ha aggiunto Renzi, «è convinto che mai come ora bisogna che l'Italia non vada in Europa a chiedere o a rivendicare» ma a portare «una storia straordinaria ed un futuro all'altezza del nostro passato». In particolare, una delle priorità della presidenza italiana della Ue sarà il recupero «della fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nelle politica dell'Europa».

Strappo alla tradizione: nessuna conferenza stampa dopo il discorso
Ad agitare la vigilia del discorso di Renzi è stata invece la decisione di non tenere la tradizionale conferenza stampa al termine dell'intervento di presentazione dell'agenda della presidenza semestrale del Consiglio Ue, davanti alla plenaria del Parlamento europeo. Renzi ha fatto sapere al presidente dell'Europarlamento di non poter partecipare all'incontro con la stampa insieme al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, come invece hanno fatto finora quasi tutti i suoi predecessori, primi ministri dei governi che hanno esercitato la presidenza di turno dell'Ue. Una decisione «inusuale», secondo fonti dello staff di Schulz, che tuttavia ha pubblicamente minimizzato l'importanza della questione.

In delegazione con Renzi anche Delrio, Mogherini e Gozi
Il dibattito pomeridiano di due ore successivo all'intervento del premier italiano si incentrerà su crescita e occupazione, flussi migratori, politiche climatiche ed energetiche, mercato digitale unico e servizi finanziari. L'Italia ha assunto la Presidenza semestrale a rotazione del Consiglio dell'Ue dal 1° luglio. Nella trasferta europea il premier è accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio e suo braccio destro Graziano Delrio, dalla ministra degli Esteri Federica Mogherini e dal sottosegretario con delega alle politiche europee e presidente della delegazione parlamentare del Consiglio d'Europa Sandro Gozi.


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