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Questo articolo è stato pubblicato il 13 luglio 2014 alle ore 15:53.
L'ultima modifica è del 13 luglio 2014 alle ore 16:00.

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Una carica di giovani anima i corridoi del Parlamento europeo di Bruxelles ogni giorno. Sono in gran parte gli assistenti degli eurodeputati, ruolo tra i più ambiti per i ragazzi che approdano nella capitale europea in cerca di lavoro. Accanto ai 73 italiani eletti, con l'avvio della nuova legislatura è arrivato anche un nuovo piccolo esercito di assistenti. Chi sono questi giovani e come vengono reclutati? Ci si arriva dopo un master in studi europei a Bruxelles o al Collegio d'Europa di Bruges, ma i background possono essere diversi e non è necessariamente richiesta la laurea per fare l'assistente.

È a discrezione dell'eurodeputato scegliere i propri collaboratori in base alla fiducia riposta nella persona, all'impegno dimostrato in campagna elettorale, alle competenze rispetto alle Commissioni affidate al deputato, all'esperienza maturata nelle istituzioni europee, alla conoscenza delle lingue. L'assistente può avere un ruolo di segreteria e gestione dell'ufficio o di consulenza politica. Cos'è che attrae questi giovani, che spesso hanno un curriculum di tutto rispetto e che devono comunque scegliere di vivere per un periodo a Bruxelles? In genere vedono questa esperienza come significativa ma temporanea. C'è, però, anche chi sceglie di rimanere per due o tre mandati, quindi, per dieci o quindici anni.

«È un lavoro di prestigio sei nel cuore delle istituzioni Ue, dove vengono prese decisioni per circa 500 milioni di persone- commenta MP.N. ex funzionaria dell'Europarlamento- è un trampolino per altre istituzioni o per diventare funzionario, ti crei tanti contatti oltre ad essere ben pagato».

I contratti dei collaboratori sono emanati direttamente dal Parlamento Europeo e sono legati alla durata della legislatura dell'europarlamentare. Gli stipendi sono appetibili rispetto alla situazione generale di precarietà e disoccupazione giovanile: 1.680 euro è il salario di livello minimo di un assistente e può arrivare fino a 7mila. Varia in relazione alle competenze e al ruolo: è a discrezione del deputato. Vantaggi e benefit non sono pochi. E' prevista un'indennità in caso di perdita del lavoro: circa il 60% dello stipendio. Possono sembrare alte queste cifre per il nostro Paese ma sono in linea con gli stipendi di altri Paesi Ue.

In Italia si ha spesso l'idea che gli assistenti siano dei portaborse, segretari molto ben pagati ma «gli assistenti parlamentari hanno diverse responsabilità dalla preparazione degli emendamenti, nei rapporti con il gruppo politico, nei lavori di commissione. Preparano materiali per le missioni, le sedute plenarie a Strasburgo, i rapporti con le lobby e l'elettorato», spiega MP.N.

È considerato come un lavoro di passaggio, ma anche, dai più, un'esperienza professionale importante per capire il funzionamento dell' Ue: «Non è un lavoro da fare a vita , anche se il rischio c'è, è un lavoro molto dinamico, in un ambiente internazionale si cambiano deputati spesso a fine mandato, Commissioni, ma allo stesso tempo gli orari sono molto difficili da conciliare con la vita familiare, per questo è scelto principalmente da giovani», racconta una funzionaria.

Il rischio è che nonostante l'ambiente internazionale e la facilità di conoscere persone in una città come Bruxelles, con questi lunghi orari lavorativi e gli impegni politici si finisca per uscire tra colleghi e non si riescano a creare legami al di fuori della propria nazionalità e delegazione. Il tempo per un aperitivo non manca a Place Luxembourg, la piazza difronte il Parlamento Ue, che il giovedì sera, quando in genere i lavori parlamentari si possono dire conclusi, si riempie di assistenti e stagisti Ue e il networking è di casa.

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