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Questo articolo è stato pubblicato il 11 luglio 2014 alle ore 12:16.
L'ultima modifica è del 11 luglio 2014 alle ore 22:43.

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Il sostituto Pg Piero De Petris ha chiesto la conferma dei 7 anni di carcere per Silvio Berlusconi imputato a Milano nel processo in appello sul caso Ruby. L'ex premier è accusato di concussione e prostituzione minorile. In uno dei passaggi della requisitoria di questa mattina al processo d'appello sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi in corso a Milano, il Pg ha chiesto ai giudici di respingere la richiesta di rinnovazione parziale del dibattimento avanzata con i motivi d'appello dalla difesa dell'ex premier. Sentire in dibattimento «testi come Clooney o Ronaldo», ha spiegato, può rivestire un «interesse mediatico», ma ha rilievo processuale «pari a zero». Il leader di Forza Italia è accusato di concussione e prostituzione minorile. Poco più di un anno fa era stato condannato in primo grado a 7 anni di carcere dal tribunale.

Il Pg : concussione avvenuta «senza dubbio» a Milano
In aula, De Petris ha sottolineato come la competenza territoriale per il processo Ruby debba essere riconosciuta al tribunale di Milano (e non Monza, come sostenuto dalla difesa di Berlusconi) perché la concussione si configura «senza dubbio» a Milano. Il sostituto Pg ha poi chiarito che, come riporta il capo di imputazione sulla concussione contestata al leader di Forza Italia, Berlusconi con la sua telefonata nella famosa notte del maggio 2010 ha abusato «della sua qualità» e non ha invece commesso un reato nell'esercizio delle sue funzioni. Anche per questo, il giudizio spetta «al giudice ordinario e non al tribunale dei ministri».

Con telefonata per Ruby concussione per costrizione, non per induzione
Il Pg ha aggiunto che «la difesa o ha dimenticato o non ha letto un capo di imputazione», in riferimento alla concussione che si attua nel momento in cui Berlusconi contatta la questura del capoluogo lombardo. «Il capo di imputazione contiene un inciso», una circostanza «palesemente falsa quando si dice che Ruby era nipote di Mubarak e c'è la prova della radicale falsità di questa circostanza». Con la sua telefonata in Questura per intercedere a favore di Ruby, secondo la pubblica accusa, l'ex premier compì una «concussione per costrizione e non per induzione». Tradotto in termini di richiesta della pena questo comporta che il Pg non chiederà alla corte, almeno per questo capo d'accusa, sconti di pena per l'imputato, cui avrebbe giovato invece una riqualificazione del reato come concussione per induzione.

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