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Questo articolo è stato pubblicato il 12 luglio 2014 alle ore 08:12.

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La reazione è stata fulminea anche se forse avrebbe potuto arrivare prima: l'agenzia Moody's ha tagliato il rating di tre gradini, da Ba3 a B3, il debito a lungo termine del Banco Espirito Santo, a causa della «mancanza di trasparenza» concernente la sua esposizione al resto del gruppo portoghese.
Eppure con una comunicazione diffusa nella notte tra giovedì e venerdì il Banco Espirito Santo, la maggiore del Portogallo per capitalizzazione, con un totale attivo di 93 miliardi di euro pari a metà del Pil del paese lusitano, aveva cercato di calmare le acque rivelando al mercato che la sua esposizione ad altre unità del gruppo al 30 giugno era pari solo a 1,18 miliardi di euro.
In particolare la Espirito Santo Financial Group (Esfg), primo azionista della banca e la holding con sede in Lussemburgo la Espirito Santo International, sotto inchiesta nel Granducato per perdite occulte per 1,3 miliardi di euro e che non ha onorato alcuni bond a breve termine, prevalentemente detenuti da clienti svizzeri.
Tutte entità societarie legate tra loro con un articolato intreccio di partecipazioni poco trasparenti che hanno spaventato gli investitori.
«Il Banco Espirito Santo attende la pubblicazione di un piano di ristrutturazione del gruppo Espirito Santo in modo da poter fare una stima delle perdite potenziali». Ma la banca precisa anche di disporre di riserve per 2,1 miliardi di euro e che le perdite potenziali in ogni caso «non compromettono il rispetto dei requisiti patrimoniali obbligatori».
La società è stata riammessa ieri in borsa, dove ha ceduto il 5,5 per cento. Giovedì il Banco aveva perso il 17% prima di essere sospeso. La piazza di Lisbona ha comunque chiuso con un progresso dello 0,62%.
La famiglia, con a capo il patriarca della dinastia più antica di banchieri portoghesi, Ricardo Espirito Santo Salgado, 70 anni, aveva cominciato a perdere il controllo dell'istituto quando aveva deciso un incremento di capitale di 1,04 miliardi di euro in giugno e aveva dovuto accettare il suo successore come Ceo dell'istituto nel nome di Vitor Bento, già direttore del debito pubblico portoghese, un personaggio estraneo alla dinastia.
La famiglia Espirito Santo ha perso il controllo della banca nel corso dei ultimi 94 anni di storia della banca solo quando i militari, nel corso della rivoluzione dei Garofani nel 1975, nazionalizzarano la banca, che tornò in mano alla dinastia di banchieri dopo 16 anni. La banca pesa appena lo 0,3% di tutti gli attivi delle banche europee, eppure è riuscita a creare una crisi sistemica, segno evidente di come sia necessario procedere senza indugi nella vigilanza europea dei 120 gruppi più importanti dell'eurozona, così da impedire il ripetersi di fenomeni di questa entità.
La crisi finanziaria ha comunque pesato sul Banco Espirito Santo, che non ha pagato dividendi agli azionisti per tre anni e ha registrato una perdita di 517,6 milioni di euro lo scorso anno.
Il Banco ha «assicurato di non aver intenzione di incrementare la sua esposizione totale al Gruppo Espirito Santo». Insomma l'istituto ha cercato di fornire un quadro rassicurante sulla tenuta dei conti nonostante gli stretti legami con la galassia del gruppo Espirito Santo.
Tra gli azionisti della banca c'è il gigante del credito francese, Crédit Agricole al 15%, l'americana Blackrock al 5,1%, Bradesco al 4,8%, Capital Research al 4,1% e Portugal Telecom al 2,1 per cento.
Il Portogallo, uscito da appena due mesi dal programma di aiuti per 78 miliardi di euro, ha un asso nella manica: può ancora mettere mano a 6 dei 12 miliardi di euro destinati a ricapitalizzare le banche portoghesi. Il Banco Espirito Santo non aveva richiesto nessun aiuto pubblico a differenza delle altre due maggiori banche portoghesi, il Banco BPI e il Banco Commercial Portugues. Una scelta forse troppo azzardata.
Il premier del Portogallo Pedro Coelho ha escluso che si renda necessario un salvataggio pubblico del Banco Espirito Santo. «Non c'è alcun motivo perché lo Stato intervenga su una banca che dispone di fondi propri solidi, e di un margine confortevole per fare fronte a qualunque eventualità, anche la più avversa» ha affermato l'esponente di centro destra.
La Commissione europea ha espresso «piena fiducia» verso le autorità del Portogallo sulla gestione della crisi al Banco Espirito Santo, su cui, ha detto il portavoce del responsabile agli Affari economici Siim Kallas, Simon O'Connor, non vede «nessun motivo di preoccupazione».
«Non conosciamo ancora bene la natura dei debitori e di qualsiasi altra connessione con la crisi finanziaria del gruppo - ha scritto Gildas Surry, analista di BNP Paribas a Londra - per questo restiamo in allerta».
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