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Questo articolo è stato pubblicato il 07 agosto 2014 alle ore 21:31.
L'ultima modifica è del 07 agosto 2014 alle ore 21:58.

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(Ansa)(Ansa)

«Il dato di ieri è negativo. Lavoreremo di più e lavoreremo meglio per portare l'Italia fuori dalla recessione». Così Matteo Renzi, a «In Onda», su La 7, commenta i dati negativi sul Pil arrivati ieri dall'Istat. Una recessione "tecnica" dalla quale, aggiunge, l'Italia «non è mai uscita». «È interessante ragionare sui dati - spiega - perchè la recessione tecnica dipende da un segno meno consecutivo in ultimi due trimestri. Ma negli ultimi anni l'Italia ha il segno meno per 11 volte, tranne una pausa. Dalla recessione non siamo mai usciti tecnicamente».

Ci sarà una manovra di tagli di spesa
E a chi gli chiede se ci sarà una manovra correttiva, il premier risponde così: « Ci sarà una manovra di tagli alla spesa». «A noi servono 16 miliardi di spending review per il 2015 che ci permetterebbe di stare sotto il 3% deficit/pil anche con una crescita non esaltante».

Nel 2015 ridurremo ulteriormente la pressione fiscale
«Nel 2015 riduciamo ulteriormente la pressione fiscale - annuncia -: se nel 2014 abbiamo dato 80 euro da maggio, abbiamo fatto 8/12 mentre il prossimo anno ridaremo tra i 10 e gli 11 miliardi».

Il governo lavorerà meglio e di più
Quanto al lavoro fatto dal suo governo, «Lavoreremo meglio e di più ma io ho promesso di cambiare verso, non universo in tre mesi - commenta Renzi -. In tre mesi dovrei avere i poteri del supereroe dei fumetti».

D'accordo con Draghi
Il premier ha quindi commentato le parole del presidente della Bce sulla cessione di sovranità. «Draghi quando ha parlato di Italia ha fatto notare l'importanza delle riforme e poi ha fatto un ragionamento più complessivo che riguarda l'Ue e lì si può discutere nel dire se abbia ragione o meno insieme con gli altri Capi di Stato e di governo». «Sono assolutamente d'accordo con Draghi, se è un affondo affondo anche io - ha aggiunto il premier -. Il presidente della Bce ha detto una cosa sacrosanta, noi dobbiamo rimettere in ordine l'Italia per farla diventare più competitiva. E le parole di Draghi sono la migliore risposta ai critici del Senato, che è una delle riforme che stiamo facendo».

Anche la Germania non dà bei segnali
«Alcuni dati dicono che persino paesi come la Germania, che sta molto meglio di noi, iniziano a dare segnali non molto belli - ha sottolineato Renzi -. Produzione industriale giugno Italia più 0,9%, Germania più 0,3%... Farei a cambio con la produzione industriale della Germania, ma è il segno che un po' tutta l'eurozona deve riflettere su sé stessa, questi sono i destinatari delle parole di Draghi. Ma per quello che riguarda noi non possiamo non fare quello che da trent'anni dobbiamo fare».

Nessuna lettera da Bruxelles in arrivo
«L'Italia ha delle condizioni economiche per le quali è molto più forte delle paure di chi teme un default o un fallimento», ha detto il premier, sottolineando che «L'ipotesi che arrivino lettere da Bruxelles «non esiste».

Berlusconi alleato? No, politicamente diversi
Quanto al patto del Nazareno, si tratta di un «patto sulle regole», «non è un documento da desecretare», ha spiegato Matteo Renzi. «Io non so Toti cosa ha visto, so cosa ho visto io. C'è il presidente di un partito, che si chiama Silvio Berlusconi, che io non ho mai votato e che non voterò mai, con cui - ha sottolineato - non ho mai governato ma a cui riconosco il fatto che tanti italiani lo seguono». «Ma chi vuole Berlusconi come alleato? Io non voglio lui e lui non vuole me. Siamo politicamente diversi. Ma c'è rispetto».


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