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Questo articolo è stato pubblicato il 02 settembre 2014 alle ore 20:25.
L'ultima modifica è del 02 settembre 2014 alle ore 20:48.

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Un'ingiunzione provvisoria del tribunale di Francoforte ha bloccato in tutta la Germania Uber, la contestata app della start-up californiana che mette in contatto tramite smartphone passeggeri e auto con guidatore scatenando da tempo l'ira globale dei tassisti, dagli Stati Uniti all'Europa.

Ma è nella Germania, più refrattaria di altri a liberalizzare i suoi servizi e con regolamentazioni molto severe, che un tribunale ha dato ragione ai ricorrenti - Taxi Deutschland, consorzio di tassisti - e fermato temporaneamente il servizio Uberpop mentre altri ricorsi sono pendenti ad Amburgo e Berlino e i comuni di Monaco e Dusseldorf stanno considerando l'imposizione di divieti.

Gli autisti di Uber, hanno stabilito i giudici di Francoforte in via d'urgenza, non hanno i permessi richiesti dalla legge tedesca per trasportare passeggeri. L'applicazione, dunque, va fermata. Il divieto colpisce solo Uberpop, servizio peer-to-peer offerto da privati e risparmia Uberblack che offre limousine con chauffeur.

La guerra, però, è solo cominciata. Per il momento la società americana ha deciso di andare avanti, in attesa del giudizio definitivo, sfidando multe fino a 250mila euro per ogni trasporto «illegale» effettuato. Multe solo potenziali perché spetterà ai tassisti ricorrenti chiederne alla corte l'imposizione. «Lo faremo - ha promesso la portavoce di Taxi Deutschland, Anja Floetenmeyer - non abbiamo paura dei nostri avversari perché la legge è dalla nostra parte». Eppure a Berlino, dove una simile decisione è stata emessa ad agosto, i tassisti non hanno spinto per l'applicazione: sarebbero infatti tenuti a pagare i danni se il ricorrente dovesse vincere in appello.

L'offensiva giudiziaria sembra solo all'inizio. Anche il dipartimento del traffico della città di Amburgo a luglio aveva provato a fermare la concorrenza via smartphone ai taxi sostenendo che trasportare persone senza una licenza è illegale. Ma un tribunale amministrativo ha obiettato un difetto di giurisdizione e ha chiesto di non applicare la decisione in attesa di un appello.

Il business tedesco dell'app californiana è in crescita esponenziale con clienti quintuplicati dall'inizio dell'anno e un piano di espansione che toccherà anche Colonia, Stoccarda e altri centri del paese. Fondata nel 2009, Uber Technologies è attiva in 40 paesi e 150 città, Goldman Sachs e Google hanno investito nella start-up e a giugno scorso e con l'ultimo round di finanziamenti, il suo valore è lievitato a 17 miliardi di dollari. Sono tanti gli Stati dove la sua legalità è stata messa in dubbio, sull'onda delle proteste dei tassisti, e se i giudici belgi hanno previsto multe fino a 10mila euro per chi sfida il divieto, a Londra le corti non hanno ancora deciso e anche a Milano le polemiche infuocate non hanno per ora bloccato l'app.

Uber da sempre si difende dicendo che è solo un "mercato elettronico" che connette guidatori e clienti, e non un servizio di trasporto. «Crediamo che innovazione e concorrenza siano positivi per tutti, autisti e passeggeri - ha commentato la società dopo la sentenza di Francoforte - e crediamo che non si possano mettere freni al progresso».

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