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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2014 alle ore 15:56.
L'ultima modifica è del 11 settembre 2014 alle ore 21:21.
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Il nuovo disegno di legge in materia di delitti contro l'ambiente corre il rischio di scoraggiare ulteriormente gli investimenti in Italia «di cui il Paese ha urgente bisogno per uscire dalla crisi». Lo ha sottolineato il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, nel corso di una audizione presso le commissioni riunite Giustizia e Territorio del Senato. Necessario distinguere fra reati e violazioni incolpevoli.
Confindustria, ha spiegato il direttore generale, condivide le «linee di fondo» del Ddl sui reati ambientali «vale a dire l'opportunità di rafforzare la tutela penale dell'ambiente, reagendo in maniera più incisiva alle condotte criminali» ma ritiene che sia al «contempo essenziale procedere in tale direzione nel pieno rispetto dei principi di proporzionalità e meritevolezza della pena, assicurando interventi che siano meditati sul piano delle conseguenze per le attività economiche e non invece dettati da un'ingiustificata e generalizzata logica punitiva».
Per Confindustria è dunque «necessario un intervento che, senza mettere in discussione l'impianto del Ddl, risolva alcuni profili problematici» garantendo un «bilanciamento tra elevata tutela dell'ambiente e sviluppo sostenibile». In particolare è «presupposto imprescindibile» la «netta distinzione tra l'agire della criminalità organizzata in materia ambientale e quello di chi, pur operando nel rispetto degli standard di legge nell'esercizio dell'attività di impresa, talvolta incorre a titolo di colpa in violazioni di norme a tutela dell'ambiente». Infatti, «non valorizzare questa differenza avrà come conseguenza di rendere inaccettabile il rischio d'impresa, scoraggiando investimenti, italiani e stranieri, di cui il Paese ha urgente bisogno per uscire dalla crisi».
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