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Questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2014 alle ore 10:07.

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ROMA - La riforma della geografia giudiziaria è fuori dal guado. Oggi scade il termine per eventuali correzioni e il governo sembra aver rinunciato a qualunque intervento, anche di proroga. Una decisione politica importante, per nulla scontata, che consentirà di capitalizzare la riforma in termini di recupero del personale, specializzazione dei magistrati ed efficienza del servizio.

Al di là del risparmio di 60-80 milioni di euro stimato all'inizio, il taglio di 30 cosiddetti Tribunalini (e relative Procure), delle sezioni distaccate (tutte tranne le isole minori) e di 667 uffici del giudice di pace (di cui 297 saranno mantenuti a spese degli enti locali) è una boccata d'ossigeno per l'efficienza del sistema. A fronte della carenza di magistrati in servizio, destinata ad aumentare con i pensionamenti anticipati, del taglio delle ferie destinato a rallentare l'attività giudiziaria e soprattutto della penuria di personale amministrativo (più di 8.000 posti scoperti), la riforma ha consentito di sopravvivere recuperando 2.301 toghe (compresi quelle onorarie) e 7.029 unità di personale amministrativo. Inoltre, grazie alle dimensioni più grandi dell'ufficio, sarà possibile promuovere una maggiore specializzazione dei magistrati, prima costretti, nei piccoli uffici, a occuparsi di tutto (civile, penale, esecuzioni). Ovviamente la fase di assestamento non si è ancora conclusa in molti uffici, dove resta essenziale il supporto del ministero per risolvere alcune criticità, molte delle quali preesistenti alla riforma (per esempio a Vicenza).

Fino alla vigilia della scadenza del termine il governo ha ragionato sul se e come intervenire per correggere l'attuale assetto degli uffici di primo grado. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ad agosto aveva annunciato, a sorpresa, un disegno di legge delega da presentare con il pacchetto di riforme sulla giustizia per la revisione delle Corti d'appello. Nel provvedimento era prevista anche la modifica della delega sui Tribunalini e, dunque, la possibilità, in prospettiva, di riesumare qualche ufficio soppresso o di introdurre modifiche territoriali. Il ddl, però, non è stato portato al Consiglio dei ministri del 29 agosto e pare sia stato Matteo Renzi a stopparlo, così come avrebbe stoppato l'ipotesi di decreti correttivi della nuova mappa dei Tribunali. Tant'è che sul tavolo era rimasta l'opzione di una proroga del termine del 13 settembre, previsto dalla legge delega del 2011 per eventuali modifiche. Tutto ciò sebbene la Direzione dell'organizzazione giudiziaria del ministero non abbia rilevato criticità di ordine tecnico tali da giustificare correzioni.

La decisione di non toccare nulla - per ora - nasce dalla preoccupazione che, aprendo una breccia anche limitata a un solo ufficio, si possano scatenate le pressioni localistiche e politiche in favore di altri uffici. Un eventuale decreto correttivo riguardante, ad esempio, Napoli Nord o Foggia, avrebbe innescato una reazione a catena a cui il Parlamento avrebbe fatto presumibilmente da sponda in sede di parere al decreto. Peraltro, l'ipotesi di una proroga del termine del 13 settembre da inserire nel decreto legge sull'arretrato civile è stata scartata perché non percorribile sul piano costituzionale.

Non è detto, però, che la partita sia definitivamente chiusa. In teoria il governo potrebbe ancora intervenire sul nuovo assetto o presentando il ddl delega sulle Corti d'appello (con le modifiche alla riforma degli uffici di primo grado), o inserendo la delega in sede di conversione in legge del decreto sul civile (del resto, la delega per la riforma dei Tribunalini fu inserita in sede di conversione del decreto Salva Italia del 2011), oppure prorogando il termine del 13 settembre con una norma ordinaria successiva alla scadenza.
Il problema, però, è che mancano «dati stabili» sulla situazione degli uffici di primo grado, che consentano di "pesare" gli effetti avuti finora dalla riforma (che, all'epoca, fu disegnata sulla base di dati che erano la media degli ultimi 5 anni).

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