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Questo articolo è stato pubblicato il 15 settembre 2014 alle ore 08:00.
L'ultima modifica è del 15 settembre 2014 alle ore 19:14.

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C'è un solo vero vincitore alle elezioni politiche svedesi di ieri per rinnovare il Riksdag, il Parlamento unicamerale: sono i Democratici svedesi di Jimmie Akesson, il partito anti-immigrazione di destra, espressione di un sentimento populista in forte affermazione in tutta Europa. Secondo i risultati definitivi, i Democratici hanno ben più che raddoppiato il risultato del 2010 (passano dal 5,7% di allora al 12,9%), affermandosi come terzo partito del Paese e scomodo ago della bilancia nelle trattative per la formazione di un nuovo governo.

Ritorno al dominio socialdemocratico
Governo che, salvo colpi di scena legati appunto alle trattative, cambierà colore dopo otto anni di centrodestra e tornerà sotto la tradizionale ala socialdemocratica. A imporsi, come i sondaggi prevedevano, sono stati infatti i socialdemocratici dell'ex sindacalista Stefan Lofven con il 31,3% dei voti; solo il 23,2% ai moderati del premier uscente Fredrik Reinfeldt, sui cui consensi hanno pesato – nonostante l'ottima performance economica della Svezia in anni di crisi e i ripetuti tagli delle tasse – gli inevitabili tagli al Welfare, la disoccupazione che non cala sotto l'8% (e colpisce sempre più i giovani), la scuola, un tempo fiore all'occhiello del Paese scandinavo e negli ultimi anni afflitta da un inesorabile declino di risultati. A cui, stando all'opposizione, non sarebbe estranea la liberalizzazione attuata dal centrodestra. Reinfeldt ha annunciato le proprie dimissioni da premier per oggi e, entro la primavera, quelle da capo del Partito moderato.

Cercasi maggioranza
In prospettiva governo però, al di là dei risultati dei partiti maggiori, occorre guardare alle coalizioni e qui l'Alleanza, il cartello elettorale con moderati, centristi, liberali e cristiano-democratici che ha retto il governo dal 2006 ad oggi, perde una decina di punti rispetto al 2010, attestandosi al 39,3%; mentre la coalizione rosso-verde, un'alleanza peraltro ancora in buona parte da costruire tra socialdemocratici, verdi ed ex comunisti, ottiene il 43,7%. I socialdemocratici speravano nell'ingresso in Parlamento di Iniziativa femminista, una formazione con cui avrebbero potuto allearsi che però, sempre stando ai risultati preliminari, si è fermata sotto la soglia di sbarramento del 4 per cento.
Nessuno dunque ha ottenuto la maggioranza assoluta e, ferma restando la volontà di tutti i partiti di non allearsi con i Democratici svedesi, rimane da capire se il Paese si dovrà accontentare di un esecutivo fragile o se i socialdemocratici sapranno inventarsi una soluzione fuori dagli schemi per allargare la coalizione.

I Democratici e la battaglia anti-immigrati
I Democratici, intanto, cantano vittoria e si candidano al ruolo di "kingmaker". Ripuliti da Akesson delle radici nazi-fasciste e degli atteggiamenti più estremi (anche se qualche scandalo non è mancato neppure in questa campagna elettorale, come il ritratto di un candidato con svastica), hanno fatto della croaciata anti-immigrazione il loro cavallo di battaglia, in un Paese con una storica tradizione di accoglienza e uno dei più alti livelli pro capite di rifugiati, gli ultimi dalla Siria. Akesson propone di tagliare gli ingressi del 90 per cento. Con le sue istanze il prossimo governo dovrà comunque fare i conti.

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