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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2014 alle ore 20:19.

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«Noi siamo qui per cambiare l'Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova». In una lettera agli iscritti del Pd Matteo Renzi annuncia che il 29 settembre presenterà il Jobs Act in direzione nazionale. E, di fronte alle critiche piovute sul ddl delega che sarà in Aula al Senato da martedì, non lesina accuse: «Davanti a un problema c'è chi trova soluzioni provando a cambiare e chi organizza convegni lasciando le cose come sono. Anche nel nostro partito c'è chi vuole cogliere la palla al balzo per tornare agli scontri ideologici e magari riportare il Pd del 25%. Noi no».

La sfida: bloccare l'emorragia di posti di lavoro
«Bloccare l'emorragia dei posti di lavoro e tornare a crescere, semplificare il fisco pagando meno (ma pagando tutti, finalmente!) e, prima di tutto, investire sull'educazione e sulla scuola: questa è la nostra sfida», scrive Renzi, sintetizzando i passi già compiuti. Il premier aggiunge: «Ci hanno detto che siamo di destra per questo. Ci hanno paragonato ai leader della destra liberista anglosassone degli anni Ottanta (il riferimento è a Camusso, che lo ha paragonato a Margaret Thatcher, ndr). A me - conclude - hanno insegnato che essere di sinistra significa combattere un'ingiustizia, non conservarla».

«Cambiare sistema ingiusto»
«Dobbiamo attirare nuovi investimenti - ribadisce il premier - perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati. Ma dobbiamo anche cambiare un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari». Perché «chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall'età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino a oggi». Infine, la chiamata alle armi: «Sul sito trovate l'indicazione della nuova segreteria. Chi può ci dia una mano, partendo dalle iniziative per le imminenti regionali e per le forme di autofinanziamento. Abbiamo la grande occasione di cambiare il Paese più bello del mondo: aiutiamoci a farlo sul serio».


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