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Questo articolo è stato pubblicato il 22 settembre 2014 alle ore 12:23.
L'ultima modifica è del 22 settembre 2014 alle ore 16:42.

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Air France cede ai piloti: slitta il piano di sviluppo della compagnia low cost (AFP Photo)Air France cede ai piloti: slitta il piano di sviluppo della compagnia low cost (AFP Photo)

PARIGI - Il braccio di ferro a Air France continua. Il sindacato dei piloti, arrivati ormai all'ottavo giorno di sciopero, ha respinto l'ultima proposta dell'azienda e deciso che la protesta continuerà. Fino a venerdì (diventando la più lunga di sempre, dopo i 10 giorni del 1998), ma potrebbe anche proseguire a oltranza. L'adesione continua a essere largamente maggioritaria (intorno al 65%) e Air France è costretta a cancellare ogni giorno il 60% circa dei voli. Lo scontro riguarda i progetti di sviluppo della compagnia low cost Transavia da parte del gruppo franco-olandese Air France-Klm.


Transavia, la low cost che spaventa i piloti
L'11 settembre scorso, il presidente Alexandre de Juniac ha presentato il piano Perform 2020, che dovrebbe rappresentare la fase di rilancio della compagnia dopo i lunghi anni della ristrutturazione e del risanamento e la cui ossatura è appunto costituita dalla crescita del low cost "di qualità".
De Juniac riconosce che Air France, come d'altronde le altri grandi compagnie europee ex monopoliste, ha sottovalutato il settore e le sue potenzialità. Ma si è dovuto arrendere di fronte a una crescita del 12,5% annuo negli ultimi sei anni, con una quota di mercato che ormai rasenta il 45% nei collegamenti a corto e medio raggio. Quelli cioè in cui Air France-Klm ha perso ancora nel 2013 circa 620 milioni.
Il rilancio passa quindi attraverso il potenziamento di Transavia, nata in Olanda e operativa in Francia dal 2007. Per ora Transavia utilizza 53 aerei (18 in Francia e 35 in Olanda) e il programma prevede che salga progressivamente fino a 115 nell'estate 2017. Con l'installazione di alcune basi operative in Europa, al di fuori di Olanda e Francia: dovrebbero essere una decina, Italia compresa, tre delle quali apriranno l'anno prossimo.


Costi inferiori di un quarto
Il personale Transavia ha ovviamente un contratto diverso, meno favorevole, rispetto a Air France. Attualmente i costi di Transavia sono – per ora di volo - del 25% inferiori a quelli della casa madre (del 50% quelli relativi ai piloti, non tanto per le differenze delle retribuzioni, che a Air France vanno da 75mila a 250mila euro annui e a Transavia sono un pochino più bassi, quanto per il numero di ore volate ). E il gap dovrebbe ulteriormente aumentare con l'applicazione delle normative contrattuali locali al personale delle nuove basi europee.
I piloti di Air France contestano questo doppio binario e temono che in futuro Transavia (in particolare Transavia Europe) diventi un pericoloso concorrente interno, andando a proporre collegamenti a prezzi inferiori su alcune delle linee oggi servite da Air France.
Chiedono quindi un contratto unico per i piloti di tutto il gruppo e limitazioni alle rotte che potrà servire in futuro Transavia.
Su questo secondo punto, de Juniac aveva socchiuso la porta, dando la disponibilità a concordare dei tetti allo sviluppo di Transavia (per esempio riducendo da 37 a 30 il numero di aerei di cui sarà dotata Transavia France). Ma è rimasto irremovibile sul secondo punto. D'altronde se il costo dei piloti (e di conseguenza del resto del personale) di Transavia dovesse crescere ai livelli di quello di Air France, il conto economico del low cost non potrà mai tornare.
Di fronte all'intransigenza sindacale, ha fatto ieri mattina un'ultima proposta: congelare per tre mesi, fino alla fine dell'anno, il lancio di Transavia Europe (e nel frattempo negoziarne il perimetro); accelerare su Transavia France, che potrebbe dotarsi di oltre 37 aerei in un periodo più breve, anche per non lasciare ai concorrenti gli slot di Orly liberati proprio da Air France a seguito della ristrutturazione appena conclusa.
Ma i piloti hanno detto di no

Perdite per 20 milioni al giorno
Lo sciopero comporta perdite per circa 20 milioni al giorno (che renderanno probabilmente irraggiungibile l'obiettivo di un ritorno all'utile quest'anno) e danni di lungo periodo (impossibili da stimare) per l'immagine della compagnia.
La battaglia corporativa dei piloti, a difesa dei loro privilegi, rischia insomma di tradursi in un danno gravissimo per tutti. Proprio quando la compagnia sta finalmente mettendo la testa fuori dall'acqua.



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