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Questo articolo è stato pubblicato il 23 settembre 2014 alle ore 15:24.
L'ultima modifica è del 23 settembre 2014 alle ore 18:01.

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(Ap)(Ap)

Non è lo Stato islamico la minaccia più grave per gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. O, almeno, non la sola. Mentre la Casa Bianca sta concentrando gli sforzi bellici in Siria nord-orientale per cercare di distruggere le basi degli jihadisti del califfo Abu Bakr al-Baghdadi , sta venendo alla luce un movimento brutale quanto l'Isis, ma rispetto a questo molto più deciso a spostare il jihad nel cuore dell'Occidente: Khorasan.

Il gruppo sarebbe nato diversi anni fa in Iran come cellula locale di al-Qaeda, per poi spostarsi da alcuni mesi in Siria, dove la brutale guerra civile ha agito come un magnete per i jihadisti di tutto il mondo. Sulla carta è estremamente pericoloso: i suoi miliziani sono jihadisti provenienti soprattutto dal Pakistan e dall'Afghanistan, quindi con una pluriennale esperienza in campo militare e terroristico, ma non mancano combattenti che arrivano da alcuni Paesi occidentali. Altro motivo di inquietudine.
Il leader sarebbe Muhsin al-Fadhli. È un nome noto a chi si occupa di terrorismo islamico. Un personaggio di primissimo piano nella storia di al-Qaeda, tanto da esser stato così vicino a Osama Bin Laden – denuncia il Dipartimento di Stato americano – da far parte della ristrettissima cerchia di qaedisti che erano a conoscenza degli attacchi dell'11 settembre 2001 prima che fossero lanciati.

Muhsin al-Fadhli è tutt'ora legato al nucleo di al-Qaida centrale ancora presente tra l'Afghanistan e il Pakistan. Ha di persona appoggiato l'appello di Ayman al-Zawahiri, attuale numero uno di al-Qaeda, contro lo Stato islamico, determinando così una spaccatura tra jihadisti che aveva sorpreso il mondo. In Siria, Khorasan costituisce un gruppo di appoggio a Jabhat al-Nusra, l'organizzazione più potente e organizzata dopo l'Isis che di al-Qaeda condivide l'ideologia. Secondo fonti statunitensi, il gruppo avrebbe legami anche con Aqap, la costola di al-Qaeda attiva in Yemen, forse la più brutale della galassia qaedista. Al cui interno agisce il super ricercato Ibrahim al-Asiri. Tanto bastava per mettere in grande allarme l'intelligence statunitense.

Al-Asiri è considerato il più importante fabbricatore di esplosivi del network guidato dal defunto bin-Laden. In teoria Stato islamico e Khorasan sono due gruppi in competizione. A differenza dell'Isis l'obiettivo prioritario di Khorasan è quello di colpire prevalentemente occidentali. D'altronde il temibile al-Fadhli in passato ha già coordinato operazioni di questo tipo. Gli Stati Uniti stanno dunque prendendo seriamente in considerazione questa nuova e grave minaccia. Tanto che alcuni bombardamenti avvenuti in Siria martedì sono stati diretti proprio contro le installazioni di Khorasan. D'altronde alcuni giorni fa il capo dell'intelligence nazionale, James R. Clapper Jr, era stato chiaro: «In termini di minaccia agli Stati Uniti, Khorasan può rappresentare una minaccia tanto grande, quanto quella dello Stato islamico». Perché, allora, se ne parla solo oggi? L'errore americano sarebbe stato di rivolgere l'attenzione, le operazioni dell'intelligence e gli sforzi bellici soprattutto contro lo Stato islamico. Un comportamento che avrebbe distorto la percezione del terrorismo nell'area. In particolare Khorasan, così come Jabhat al-Nusra, costituirebbe – secondo fonti dell'intelligence – una minaccia più immediata alla sicurezza statunitense. Anche perché l'ex vice direttore della Cia, Mike Morrel, ha confermato come la strategia principale del gruppo sia quella di colpire con ordigni esplosivi obiettivi occidentali, soprattutto aerei di linea. Khorasan – secondo altre fonti dei servizi Usa - sarebbe dunque in Siria non per fondare un nuovo califfato, bensì per reclutare jihadisti in vista di nuovi attacchi all'Occidente.

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