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Questo articolo è stato pubblicato il 03 ottobre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
Raccontano che la goccia che ha fatto tracimare il vaso già colmo, sia stata la cena di mercoledì, alla vigilia dell'ufficio di presidenza, organizzata da Raffaele Fitto con una quarantina di parlamentari. Silvio Berlusconi ha aspettato, poi come il leader dei frondisti ha cominciato a parlare non ha retto più e dopo una serie di interruzioni è esploso: «Tu con i tuoi distinguo ci fai perdere voti, sei un figlio della vecchia Dc (il padre di Fitto era un noto esponente democristiano ndr), ma Fi è un'altra cosa». Un film già visto, anche se questa volta non in diretta televisiva. Del resto a nominare il precedente è stato proprio l'ex Cavaliere: «Sei come Fini, se continui a fare dichiarazioni contro di me e il partito sarò costretto a deferirti ai probiviri, se vuoi fare il leader fondati un partitino tuo, ma attento a non fare la fine del parroco di paese». Fitto però non ha perso le staffe: «Io non me ne vado, resto in Fi». Lo ripeterà anche dopo escludendo l'ipotesi di gruppi parlamentari autonomi.
Poco importa che a votare contro il documento letto da Berlusconi si sia trovato solo in compagnia di Daniele Capezzone. L'ex ministro e governatore pugliese conta sul malumore crescente all'interno dei gruppi parlamentari. Lo dimostra l'ennesimo mancato raggiungimento del quorum per il nuovo candidato di Fi per la Consulta, impallinato da 66 franchi tiratori azzurri, e la rivolta nei territori dove la "minaccia" della rottamazione di parte dei coordinatori regionali e provinciali per far posto ai giovani dei Club Forza Silvio sta provocando un vero maremoto.
Berlusconi ne è consapevole. Per questo nel corso del suo intervento aveva puntato proprio a rassicurare la vecchia guardia, ribadendo che parlare di «rottamazione» è una «stupidaggine». Anche sul fronte del rapporto con Renzi e sul ruolo di opposizione di Fi aveva cercato di andare incontro a chi nel partito lo accusa di portare avanti una linea troppo morbida: «Rispetto il Patto del Nazareno perché ho dato la mia parola», ma sul resto, a partire dal Jobs act post Direzione Pd, «siamo all'opposizione». Ma non è bastato. Così come a nulla è servito il tentativo di ricucire con Fitto durante il pomeriggio, né la dichiarazione serale in cui ha spiegato di essersi rivolto al deputato pugliese «come un padre che vede commettere errori di valutazione al proprio figlio». E tra questi «errori» c'è anche la richiesta di Fitto di primarie per la scelta degli organi dirigenti del partito. Berlusconi per l'ennesima volta le ha bocciate, aprendo, e con molti punti interrogativi, solo all'ipotesi di primarie di coalizione.
Che l'aria fosse pesante lo dimostra anche la scelta di mettere in votazione il documento finale prima ancora che cominciasse la discussione. Un passaggio criticato da Daniele Capezzone, protagonista di un durissimo botta e risposta con Denis Verdini. Berlusconi ha risposto facendo ripetere il voto. Il risultato però non è cambiato. Ma più che il voto dei due dissenzienti è stata la sfuriata del Cavaliere a far accendere i riflettori. «Cosa vuoi...?», chiedeva rivolgendosi a Fitto, infastidito anche dalla voce bassa dell'oratore (il Cavaliere è noto non ci sente troppo bene), fino a quando non si è alzato andandogli davanti, interrompendolo, urlandogli che doveva farla finita, perché «con le tue dichiarazioni ci fai perdere consensi».
L'ex premier è tornato anche a difendere l'Italicum e il Patto del Nazareno e non solo per la parola data, ma anche perché «se ci sfiliamo andrebbero avanti da soli» e il risultato sarebbe «il Mattarellum». Berlusconi invece ha aperto alla rivisitazione delle soglie e soprattutto ha ipotizzato di cambiare il destinatario del premio di maggioranza: non più la coalizione, ma la lista, convinto che Renzi presenterà la sua e che lui, definitosi «un martire», già da marzo potrà essere candidabile grazie all'intervento a suo favore della Corte di Strasburgo. Quanto alle alleanze sbarra la strada a quelle con il Ncd di Alfano che sta al governo «con la sinistra» anche se i contatti però proseguono in vista delle regionali.
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LA STRATEGIA DELL'EX PREMIER
Nessuno strappo sulle riforme
Silvio Berlusconi ha ribadito che il patto del Nazareno va preservato. Primo perché ha dato la sua parola, secondo perché, con i numeri di cui dispone, Forza Italia diversamente sarebbe ininfluente. L'ex premier ha anche detto che sta valutando la proposta di Renzi per modificare l'attuale schema della legge elettorale: prevedere il premio di maggioranza non per la coalizione, ma per la lista
All'attacco sugli altri temi
Quanto all'economia, Berlusconi ha bocciato il Jobs act post direzione Pd, anche se con la fronda dem rientrata, i suoi voti potrebbero non contare. La linea di opposizione si definirà sull'immigrazione, sulla critica all'Europa e ai rapporti con la Russia. Berlusconi ha chiuso infine a una alleanza alle regionali con Ncd, mentre ha elogiato la Lega, definendo Salvini «un demagogo che va preso sul serio»

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