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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
Un primo segnale di investimento sul contratto a tempo indeterminato «prevedendo interessanti elementi di flessibilità». Poco più di un annuncio all'universalizzazione dei sussidi (in attesa di sciogliere il nodo risorse nella legge di stabilità). E alcune indicazioni, anche qui piuttosto generiche, sulla volontà di semplificare i rapporti di impiego, e puntare su nuove politiche attive e più contrattazione aziendale (per gestire flessibilmente le mansioni).
Gli esperti si chiedono se le nuove disposizioni riusciranno a riformare davvero il mercato del lavoro e a convincere le imprese ad assumere di più a tempo indeterminato? «Molto dipenderà da come i decreti delegati daranno corpo alla volontà riformatrice della delega - ha sottolineato Arturo Maresca (Sapienza) -. Certamente condivisibile è l'intenzione di voler allentare alcuni dei vincoli esistenti per rendere più attrattivo il contratto a tempo indeterminato. Ma, come dice un vecchio detto, nel tradurre in norme il proposito dobbiamo guardare la luna e non il dito che la indica. E per capire come verranno modficate le tutele nei licenziamenti disciplinari bisognerà aspettare il decreto delegato sperando che la soluzione non sia affidata a una mediazione foriera di nuove incertezze applicative». Del resto, con la fiducia sul Jobs act «il Governo ha mostrato determinazione e volontà di chiudere in tempi brevi la partita politica ad essa sottostante - ha aggiunto Michele Tiraboschi (università di Modena e Reggio) -. Ma meno chiari sono gli esiti tecnici del percorso riformatore: la delega è a tal punto generica e compromissoria che, in non pochi punti, consente letture opposte di uno stesso principio o criterio direttivo. Sullo sfondo, e ben al di là del nodo dell'articolo 18, non emerge una chiara visione complessiva della materia che pure dovrebbe accompagnare processi organici di modernizzazione del quadro normativo come quello di cui parliamo. Stando così le cose c'è forte il rischio di un blocco delle assunzioni per i prossimi mesi in attesa di capire, da parte delle imprese, quali saranno i reali contenuti dei decreti attuativi». Di «delega ampia» parla pure Roberto Pessi (Luiss): «I temi affrontati nel ddl sono tutti d'interesse e importanti. Ma restano ampi margini di discrezionalità in sede di attuazione; ed è chiaro che la partita principale si giocherà solo successivamente, nei decreti delegati, dove bisognerà entrare nel dettaglio delle singole questioni enunciate».
Si focalizza invece sul riordino dei sussidi Marina Calderone (numero uno dei consulenti del lavoro): «Il nuovo assetto proposto per gli ammortizzatori va verso la direzione della semplificazione e riduzione degli oneri a carico delle aziende. Al contempo però penalizza immotivatamente operazioni di riassetto societario quali le cessioni di ramo d'azienda, molto spesso mirate a ottenere nuova liquidità per un rilancio aziendale. In una fase storica così delicata le operazioni societarie possono rappresentare una soluzione alla chiusura delle aziende e quindi non si comprende il motivo di questa penalizzazione. È molto positivo poi che, con il nuovo sistema, gli ammortizzatori vengano riconosciuti con tempi certi; aspetto questo che negli ultimi anni ha creato problemi sociali non trascurabili».
Per Sandro Mainardi (università di Bologna): «C'è una straordinaria generalità dei principi di delega e dunque dei contenuti che andranno a confluire nei decreti delegati. Non è dato capire, ad esempio, verso quali forme contrattuali flessibili è orientato l'intervento ablativo del Governo. Continua invece a mancare dall'orizzonte del legislatore qualunque forma di coordinamento con le discipline applicabili ai dipendenti pubblici (anche nella prospettiva del Ddl Madia): il legislatore dimentica ancora una volta che quando si modificano le discipline del lavoro privato, articolo 18 compreso, automaticamente queste investono il settore del pubblico impiego privatizzato, generando immediato contenzioso interpretativo».
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